BUSSI SUL TIRINO – Passi avanti per il futuro dell’ex polo chimico di Bussi sul Tirino (Pescara), dalla riunione in due tempi al Ministero dell’Ambiente iniziata ieri e proseguita oggi. La prima più tecnica, con il sindaco Salvatore Lagatta, il vice presidente della Regione con delega alle Attività produttive Giovanni Lolli e il neo direttore generale del Dicastero Gaia Checcucci ed il suo staff tecnico, la seconda più politica, per la quale è infatti arrivato oggi a Roma il presidente della Regione Luciano D’Alfonso.

Da chiarire restano ancora alcuni aspetti non affatto secondari, legati innanzitutto alla bonifica del sito industriale che dalla Solvay dovrebbe passare alla Unichimica Filippi. 

Proprio sul fronte ambientale pare si tenda a temporeggiare, in attesa che il 30 giugno scada l’incarico commissariale di Adriano Goio, contro il quale si era mosso il Pd che, attraverso un emendamento alla legge di stabilità a firma di Antonio Castricone, puntava a farlo cessare dalle funzioni alla fine dello scorso anno. Proposta poi rivista e corretta prima dell’approvazione finale del Parlamento, prorogando di altri sei mesi l’incarico.

“Il dramma è che ora il problema è politico e non più tecnico”, dice infatti il sindaco Lagatta, spiegando come il Ministero abbia obiettato che finché c’è il commissario puo’ fare ben poco.

Prima di Natale Goio ha bandito la gara per l’affidamento dei lavori di bonifica, ma non è scontato che possa essere espletata entro marzo, e ammesso che questo avvenga non è detto che l’avvio dell’intervento sia immediato. Anche perché il Ministero potrebbe fare delle osservazioni.

Da sciogliere anche il nodo sul passaggio di proprietà dell’area da Solvay al Comune, il quale a sua volta la cederebbe alla nuova impresa.

Tempi stretti, comunque, per un nuovo incontro, che dovrebbe essere quello propedeutico alla sottoscrizione dell’accordo di programma per la bonifica e la reindustrializzazione del sito industriale.

Il governatore ha intanto investito il ministro Gian Luca Galletti, a dimostrazione del fatto che il livello del confronto è diventato, o forse lo è sempre stato, di carattere politico e non tecnico.