L’AQUILA – “La Regione Abruzzo non intende avvalersi di nessun advisor privato”, per promuovere presso il Mise (Ministero dello Sviluppo Economico) l’istanza di riconoscimento dell’intero bacino fluviale dell’Aterno-Pescara come Situazione di crisi complessa, previsto dalla legge Sviluppo che disciplina anche il procedimento di sottoscrizione dell’accordo di programma.
Lo dice con una nota ad AbruzzoWeb, preceduta da una telefonata, il vice presidente della Regione con delega alle Attività produttive Giovanni Lolli, pur non spiegando come sia possibile che la Pentadvisory Srl scriva “in accordo con la Regione” nell’invito agli stakeholder per il convegno del 28 gennaio a Pescara che va proprio nella direzione di individuare opportunità di sviluppo dell’intero bacino fluviale ed un progetto di rilancio dell’economia.
Resta quindi l’incognita sulla natura dell’affidamento della Regione alla società di cui è presidente Nello Rapini, ex direttore generale di Abruzzo Sviluppo (inutilmente contattato dalla redazione), che da quanto scrive nell’invito lavora alla promozione dell’istanza presso il Mise “assieme ad un pool di esperti”.
La Pentadvisory Srl di Pescara “propone che la Regione indichi quella del fiume Aterno-Pescara come Area di crisi complessa, perché ha in sè il cratere sismico, la Valle Peligna, il sito di Bussi e la Val Pescara – spiega Lolli – ma non esiste al mondo che ci affidiamo ai privati”.
“Tutto ciò – continua Lolli – con i 50 milioni di euro destinati alla bonifica e reindustrializzazione dell’ex polo chimico non c’entra niente, essendo già definitivamente assegnati al commissario Adriano Goio che li ha già interamente destinati alla bonifica delle due discariche di monte per mettere quelle aree a disposizione della reindustrializzazione”.
“Il riconoscimento di Situazione di crisi complessa è molto utile – spiega poi il vice presidente – perché alla luce della legge 181 consente particolari agevolazioni per l’accesso al credito delle aziende che vi ricadono. Le Regioni non stabiliscono ‘a capoccia’ ma sulla base di dati, e noi siamo ancora in attesa che il Ministero ci precisi quali siano i criteri”.
“Non ho idea dell’interesse della Pentadvisory, non sono convenzionati, non mi è mai sfiorata nell’anticamera del cervello l’idea di affidare uno studio del genere ad un privato, ma la proposta è intelligente e non stupida”, dice Lolli.
“Sarà una volontà di accreditarsi con le imprese, non lo so. Rapini è una persona che ci capisce con la quale spesso mi confronto”, conclude. (m.sig.)





