L’AQUILA – Verificare la legittimità della gara bandita nel dicembre 2015 per la bonifica delle aree inquinate Solvay nel sito d’interesse nazionale di Bussi sul Tirino (Pescara), la reale copertura finanziaria e quali siano i fondi immediatamente disponibili e, “qualora emerga che gli stanziamenti disponibili non siano sufficienti all’effettuazione dei necessari interventi, se si renda necessario revocare il bando di gara”.
Sono le richieste contenute in un’interrogazione del senatore di Area Popolare, Aldo Di Biagio, presentata al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, in cui il parlamentare fa anche osservare “se non sia il caso di controllare che risorse destinate per scopi specifici sulla base del Patto per il Sud siano destinate ad integrazione dell’inidonea copertura stabilita ab origine per il bando di gara in oggetto”.
Le osservazioni, di fatto, sono le stesse che erano alla base del ricorso presentato al Tar del Lazio dalla Toto Holding spa, che chiedeva l’annullamento della gara bandita dal commissario Adriano Goio e respinto dal tribunale amministrativo. Gara da circa 50 milioni di euro ad oggi non ancora espletata.
La società che fa capo all’imprenditore abruzzese Carlo Toto, che tuttavia non ha neanche partecipato a quella gara, ne ha poi presentato un altro, fondato proprio sul fatto che la Regione Abruzzo ha dato la propria disponibilità a coprire la differenza tra i fondi necessari e quelli disponibili attraverso le risorse del Masterplan, “dimenticando – si legge nel ricorso di Toto – che la somma indicata è destinata esclusivamente alla bonifica discarica Tremonti”.
“Nessun atto consequenziale, se non palesemente illegittimo – è scritto ora nell’interrogazione – potrebbe mai consentire una distrazione delle somme vincolate alla bonifica di una discarica precisamente individuata, quella di Tremonti”.
“Il caso del Sin di Bussi sul Tirino evidenzia in maniera peculiare gli effetti del complesso intreccio operativo, amministrativo, normativo in materia di bonifiche – scrive Di Biagio tra le premesse – il Sin comprende territori di undici comuni e si estende dal polo chimico ad aree limitrofe, passando attraverso le Gole di Popoli, lungo la Valle del Pescara, fino alla confluenza del fiume Orte, dove sono presenti impianti industriali dismessi; si trova in una posizione estremamente critica, dove si concentra circa un terzo di tutte le acque dell’Abruzzo, con scorrimento sia superficiale (fiume Pescara e fiume Tirino, suo affluente) che sotterraneo e al confine tra il parco nazionale Gran Sasso e il parco nazionale Maiella Morrone”.
“La contaminazione delle matrici ambientali – ricorda il senatore – deriva dalle attività industriali esercitate per oltre un secolo nel polo chimico, nonché da rifiuti industriali collocati in due discariche interne e, a valle dello stabilimento, in una grande discarica abusiva”.
La “bonifica potrebbe e dovrebbe preludere al progressivo reinsediamento di nuove attività nella medesima area ma con una maggiore attenzione e quindi con un minore impatto ambientale, e che si caratterizzi per un posizionamento strategico e la realizzazione di adeguate infrastrutture, ciò anche al fine di ridare un rilancio ed una nuova opportunità di sviluppo all’area interessata”.
“Nel tempo – aggiunge Di Biagio nell’interrogazione – si sono rivelate criticità e ritardi nella gestione commissariale nonostante il sito di Bussi e la sua gestione commissariale, iniziata nel 2007, abbiano fruito di norme speciali, introdotte al fine di garantire al commissario risorse economiche e la prosecuzione del suo mandato; l’efficacia del modello dì gestione commissariale si è rivelata insufficiente; d’altro canto sono in passato mancate prese di posizione acceleratorie da parte dell’amministrazione centrale dello Stato”.
Il parlamentare ricorda poi come “sia il d.l. 179/2012, sia la legge 228/2015, sia il Codice dell’Ambiente prevedano che il sito di Bussi debba essere bonificato tenendo conto non solo delle esigenze ambientalistiche ma anche di quelle finalizzate alla reindustrializzazione e alla ripresa occupazionale, il bando mira esclusivamente alla bonifica dei luoghi”.
Anche in quest’ultimo caso, argomentazione contenuta nel ricorso bocciato dal Tar Lazio.





