BUSSI SUL TIRINO – È stato sottoscritto martedì l’accordo di programma tra il ministero dell’Ambiente, la Regione Abruzzo, il Comune di Bussi sul Tirino e l’azienda Solvay per la cessione delle aree inquinate di proprietà di quest’ultima al Comune pescarese, atto propedeutico all’avvio degli interventi di bonifica e, quindi, alla reindustrializzazione del sito, per la quale sono già in campo tre investimenti: quello della Unichimica di Alberto Filippi, quello del gruppo di Donato Todisco e, da ultimo, quello proposto dal Gruppo Toto.

Nel documento si ribadisce come “resta ferma, da parte delle competenti amministrazioni, ogni doverosa azione nei confronti del responsabile dell’inquinamento volta a ottenere il rimborso delle spese sostenute per la bonifica”.

Secondo l’accordo, il colosso belga della chimica trasferisce la proprietà delle aree al Comune al valore simbolico di 1 euro, ma il passaggio è subordinato alla stipula del contratto tra il ministero e il raggruppamento temporaneo di imprese guidato dalla Dec-Deme che si è aggiudicato la gara da circa 50 milioni di euro per i lavori di risanamento ambientale.

Nell’intesa, inoltre, viene ribadito l’impegno della Regione a garantire la differenza economica tra le risorse della contabilità commissariale e quelle realmente necessarie agli interventi, circa 1 milione di euro che l’amministrazione ha previsto di attingere ai fondi del masterplan.

“L’acquisizione delle aree è illegittima ed è unica nel panorama italiano? L’unicità credo sia invece rappresentata dal fatto che verranno bonificati terreni che resteranno nella disponibilità dell’Amministrazione comunale per destinarli a ulteriori iniziative di reindustrializzazione, con grande vantaggio per la collettività locale”, afferma ad AbruzzoWeb il sindaco Salvatore Lagatta, rispondendo alle accuse del Forum abruzzese dell’Acqua che ha contestato la scelta del pubblico di accollarsi dei siti inquinati, in controtendenza rispetto alla politica di dismissione del patrimonio dello Stato.

“Il Comune, da oggi, è proprietario di 9 ettari di terra in cui verranno spesi 45 milioni di euro, tutto il paese è mobilitato per monitorare ciò che avviene – aggiunge Lagatta – Tra chi ha condotto questa operazione e chi diceva che dovevamo bonificare e restituire le aree al legittimo proprietario, ditemi chi è più comunista! Le cose di cui si parla bisogna conoscerle, non si può andare avanti con gli slogan”.

Il primo cittadino, in conclusione, fa notare come l’ente che guida sia “divenuto proprietario di un patrimonio ingente che potenzialmente può vendere traendone enormi profitti, io ovviamente non voglio vendere ma reindustrializzare. Quindi mi daranno una medaglia, visto che non solo non mi sto caricando di oneri ma, anzi, di una risorsa”.