BUSSI SUL TIRINO – Perdurare dell’inquinamento dei terreni e della falda acquifera, inadempienza in relazione alla messa in sicurezza relativa alle acque, acquisizione delle aree inquinate da parte del Comune previsto dal sospirato accordo di programma che ancora non vede la luce e ruolo del direttore generale del Ministero dell’Ambiente, Gaia Checcucci, incompatibile secondo la legge Severino.
È ad ampio raggio l’esposto dell’associazione Acqua bene comune Onlus sul sito di interesse nazionale (Sin) di Bussi sul Tirino (Pescara), indirizzato alle procure della Repubblica di Pescara e L’Aquila, al Ministero dell’Ambiente, al Consiglio superiore della magistratura, alla Corte dei Conti, all’Autorità nazionale anticorruzione, alla Regione Abruzzo e ai Comuni di Bussi, Popoli, Tocco da Casauria, Castiglione a Casauria, Torre de’ Passeri, Scafa, Bolognano, Alanno, Manoppello, San Giovanni Teatino, Spoltore, Rosciano, Cepagatti e Pescara, per chiedere l’annullamento di “qualsiasi procedura in corso”.
“Come risulta da una semplice visura camerale – scrivono il presidente Paolo Carsetti e il referente abruzzese Augusto De Sanctis – la dirigente (Checcucci, ndr) è stata fino a pochi mesi fa nel Consiglio di amministrazione di Intesa Aretina scarl, una società partecipata in maggioranza da Ondeo Italia Spa, azienda del gruppo Engie. Altri azionisti sono Acea, Banca Etruria, Monte dei Paschi di Siena. Il gruppo Engie è partner di Solvay”.
Sul fronte ambientale, poi, nell’esposto si ricorda che i “cancerogeni continuano ad uscire dal sito”.
“I dati inoppugnabili contenuti nella relazione Arta del 10 febbraio 2016 confermano che da tutti i siti inquinati dell’area di Bussi l’inquinamento continua a fuoriuscire verso valle attraverso la falda. Si tratta di cancerogeni accertati per l’uomo e sostanze tossiche”, situazione denunciata dal Wwf nel 2013 da cui nacque un’inchiesta di cui è stata “inopinatamente disposta l’archiviazione”.
“Sono passati tre anni e la situazione è identica se non, per alcune sostanze, peggiore”, si legge ancora nell’esposto.
Indice puntato poi contro la Regione, che ha escluso le associazioni ambientaliste dalle conferenze dei servizi, a differenza di quanto accade quando a convocarle è stato il Ministero dell’Ambiente. Così, si ricorda, “abbiamo chiesto a due dei massimi referenti della Regione Abruzzo, il direttore generale Cristina Gerardis e il responsabile del Servizio Rifiuti Franco Gerardini di poter essere auditi”.
Ma alla fine, nonostante De Sanctis si fosse presentato il 23 maggio a Pescara, la partecipazione non è stata possibile. “Anche perché – è scritto nell’esposto – non era possibile rintracciare il responsabile unico del procedimento”.
Sul sospirato accordo di programma, la cui sottoscrizione è saltata ancora una volta dopo che Solvay ha ufficializzato di essere in trattativa per la cessione con il gruppo bresciano che fa capo a Donato Todisco, nonostante il Comune attraverso avviso per manifestazione di interesse avesse scelto la Unichimica di Alberto Filippi, Acqua bene comune invoca la Convenzione di Aarhus, trattato internazionale volto a garantire ai cittadini il diritto alla trasparenza e alla partecipazione ai processi decisionali concernenti l’ambiente.
“Il procedimento in corso appare fortemente viziato ab origine perché non possibile rintracciare alcuna comunicazione pubblica di avvio del procedimento”, scrivono quindi gli ambientalisti, che chiedono così l’annullamento di “qualsiasi procedura in corso” e che l’accordo sia “sottoposto a Valutazione ambientale strategica”.
Si ribadisce, poi, la contrarietà alla cessione “dell’inquinatissimo sito industriale all’amministrazione comunale”. Scelta definita “folle”.
Il sindaco di Bussi Salvatore Lagatta, intanto, replica al circolo del Pd che si oppone all’ipotesi avanzata dal presidente della Regione Luciano D’Alfonso di revocare la concessione per l’utilizzo dell’acqua per la produzione di energia elettrica alla Solvay.
“Non hanno alcuna proposta per reindustrializzare il sito – dice ad AbruzzoWeb – il piano di caratterizzazione non era affatto pronto come sostengono perché non era firmato, e per farlo firmare ho dovuto minacciare l’Arta di denuncia più volte”.
Rivolto alla precedente amministrazione, di cui faceva parte il segretario dem Luigi Moscone, Lagatta ricorda come “a maggio 2013 dichiararono che stavano per firmare l’accordo con Toto, ma poi non fu firmato perché non essendoci il piano caratterizzazione non potevano firmare nulla”.
“Non esistono atti da parte della precedente amministrazione”, puntualizza ancora il sindaco.
“Se la firma dell’accordo ora è saltata è per una scelta fatta da Solvay, non certo per colpa del Pd – aggiunge – ma se Solvay si è potuta permettere di farla è per il consenso che ha acquisito fuori dalle istituzioni”.
Lagatta infine ricorda come Todisco non abbia un piano industriale, “a me ha presentato un foglietto, nulla di più”, dice.
“Il circolo del Pd sembra essere l’alter ego del Comune, come se le scelte dovessero passare per il Pd anziché per l’amministrazione comunale”, conclude.






