PESCARA – Venti giorni per “ricostruire tutte le informazioni disponibili, in a qualsiasi titolo e livello”, utili a far luce sull’inquinamento prodotto dalla megadiscarica dei veleni di Bussi, in provincia di Pescara, duecentomila tonnellate di sostanze anche molto pericolose in riva al fiume risultanti dalla produzione del vicino polo chimico che fu della Montedison, scoperta nel 2007 e finora messa solo in parziale sicurezza.
Questo il diktat del presidente di Regione Luciano D’Alfonso, inviato ieri mattina sotto forma di “direttiva” alla Direzione regionale politiche della salute, all’Agenzia regionale sanitaria e ai direttori gennerali delle Asl abruzzesi.
D’Alfonso ha inviato anche un poco conciliante messaggio al commissario straordinario Adriano Goio, più volte sotto accusa per il suo operato non reputato efficace nella gestione dell’emergenza rappresentata dall’inquinamento e dalla bonifica della megadiscarica.
“Ci occuperemo – scrive infatti D’Alfonso – con la collaborazione dei Geni civili di nostra pertinenza, di ricostruire quantità e qualità degli interventi eseguiti da solerti appaltatori di natura commissariale che volgiamo sperare abbiano concorso a risolvere i problemi e non a generarli”.
Saranno gli assessori Mario Mazzocca e Silvio Paolucci a farsi garanti delle tempistiche della richiesta, che suona anche come una tirata d’orecchio alla macchina regionale.
“La regione Abruzzo – spiega poi D’Alfonso nella direttiva – non può più permettersi di fare da elemento di ornamento passivo poiché abbiamo l’obbligo di fornire ogni collaborazione avanzata per lo svelamento di ogni responsabilità penale civile e anche di profilo sociale. L’obiettivo si aggiunge il superamento di una condizione avvicinabile al disinteresse da parte dell’Ente Regione per quanto riguarda l’espressione di competenze e bravure tecniche ed istituzionali che pure si rinvengono con facilità preso numerosi uffici della tecnostruttura regionale”.
Primi a esultare di questa svolta decisionista il Wwf, che da anni denuncia il fatto che la discarica continua a rilasciare sostante tossiche nel fiume Pescara, con cui è in contatto. Nessun pericolo invece va detto a scanso di equivoci per l’acqua potabile: il polo chimico ha inquinato le falde dei pozzi sant’Angelo, ma oggi l’acqua è captata a monte, sui pozzi san Giorgio.
“La Regione – afferma ad AbruzzoWeb il presidente del Wwf Abruzzo Luciano Di Tizio – comincia finalmente a interessarsi a un’emergenza che avrebbe dovuto essere assolutamente prioritario nella sua agenda già da molti anni. Estremamente importante è che finalmente non siano più soltanto gli ambientalisti a chiedere una seria indagine epidemiologica che possa partire da dati già disponibile”.
Graditissimo al Wwf, inutile dire, l’annuncio sulla stretta sul commissario Goio.
“Le gestioni commissariali si giustificano soltanto in piena emergenza e per brevi periodi. Adriano Goio non ha risolto nessun problema. Gli interventi che appaltato sulla discarica sono solo palliativi, non risolvono il problema”.
E la cosa più grave incalza Di Tizio è che “da quando nel 2007 la discarica è stata scoperta, ancora non si sa esattamente quasi sostanze ci sono nella discarica, per via del conflitto di competenza tra gestione cossariale e Regione Abruzzo. E grave che dopo dopo 16 anni ancora non si effettua una caraterizzazine del sito inquinato, cioè non si fa un analisi metro per metro per mappare tutte le sostanze pericolose presenti ed elaborare un piano di rimozione definitiva dei veleni, con i relativi trattamenti di disinquinamento, e con una esatta quantificazione economica e una tempistica certa”.
La speranza insomma e che l’accelerazione di D’Alfonso sia funzionale alla bonifica della Tremonti. Un intervento costosissimo, che però potrebbe essere a carico della Montedison, la multinazionale che negli anni ha accumulato, a suo dire in modo legale e autorizzato dalla Regione, i veleni lungo il fiume e per cui sono sotto processo 19 tra suoi ex-dirigenti.
Si è in attesa a tal proposito dell’esito del ricorso al Consiglio di Stato della multinazionale contro l’ingiunzione del ministero dell’Ambiente che la obbliga “entro 30 giorni di tempo, a rimuovere tutti i rifiuti depositati in modo incontrollato nelle discariche e ripristinare integralmente lo stato dei luoghi mediante la rimozione delle discariche e di eventuali fonti di contaminazione ancora attive”.
Per le aree inquinate a monte, tra il nucleo industriale e il paese, anche all’interno dell’ex-stabilimento Medavox è invece fase esecutiva il progetto di bonifica e reindustrailizzazione L’intervento sarà finanziato con i 45 milioni di euro dei fondi del post terremoto, più una cifra imprecisata, ma sicuramente di molto superiore ai dieci milioni di euro pagati dalla Solvay, altra azienda che operato per anni a Bussi. Filippo Tronca





