BUSSI SUL TIRINO – Potrebbe essere il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, a succedere al compianto Adriano Goio, scomparso nelle scorse settimane, nella pesante eredità del delicato ruolo di commissario per la bonifca dell’ex polo chimico di Bussi sul Tirino (Pescara): la nomina secondo quanto si è appreso sia da fonti governative che regionali, sarebbe già stataa decisa e sarebbe questione di pochi giorni.

Il dopo Goio viene pensato con una figura molto diversa dall’indimenticato commissario venuto dalla lontana Trento che in 10 anni di permanenza in Abruzzo ha lasciato un segno indelebile: D’Alfonso assume l’incarico essendo governatore e commissario per la Sanità e in questa condizione si appresta a gestire la gara, in corso, sulla bonifica del sito.

Aspetto determinante del mandato, attività che Goio ha voluto fortemente avviare a fine dell’anno scorso nonostante le resistenze ‘esterne’ tra cui forse anche quella dello stesso D’Alfonso con il quale il rapporto non è stato mai idiallico.

In questa tripla veste D’Alfonso potrebbe affrontare l’importante impegno rappresentato dalla conferenza dei servizi, dalla quale ci si aspetta il definitivo via libera al sospirato accordo di programma, convocata dalla Regione per lunedì 23 maggio a Pescara.

L’arrivo di D’Alfonso è destinato a suggellare anche una ritrovata intesa tra il governatore e il sindaco, Salvatore Lagatta, sullo sfondo di un Pd lacerato anche su questa partita.

Tra il sindaco giustiziere del Pd di Bussi e il leader abruzzese del partito, fino ad alcuni mesi fa non correva buon sangue, ora invece, come conferma lo stesso sindaco che approva la nomina di D’Alfonso, c’è sintonia.

Sfuggono, a questo riferimento, il vice presidente della Regione, Giovanni Lolli, che appare defilato così come l’onorevole Antonio Castricone che è silente nonostante si stia arrivando al raggiungimento degli obiettivi che si prefiggeva il suo contestato emendamento alla legge di stabilità, ritirato tra le polemiche a dicembre: estromissione di Goio, e gestione della ricca torta da quasi 50 milioni di euro destinati alla bonifica in mano alla Regione.

Il lavoro di fino del governatore viene confermato dalle parole di elogio di Lagatta, che riconosce a D’Alfonso “una non indifferente capacità politica di trovare una soluzione ad una trattativa che rischiava di saltare”.

Sembra insomma ricomporsi, ma forse è solo un’apparenza, un puzzle la cui deflagrazione era stata cristallizzata dall’audizione di Goio davanti alla Commissione bicamerale d’inchiesta sui rifiuti, nel maggio 2015, quando l’architetto trentino aveva denunciato malcelati interessi della Toto costruzioni sulla bonifica.

Carlo Toto è l’imprenditore dal quale il presidente D’Alfonso, all’epoca sindaco di Pescara, fu accusato di ricevere tangenti e favori finendo sotto processo. Accuse dalle quali fu poi assolto.

Gelo, intanto, tra Lagatta e Lolli, che in una prima fase, non solo in virtù della delega alle Attività produttive, aveva seguito da vicino l’evoluzione della vicenda e che il sindaco sospetta continui a farlo, magari attraverso il suo collaboratore Pino De Dominicis, bussese ex presidente della Provincia di Pescara.

“Vedo molto bene l’imminente nomina di D’Alfonso anche perché non ci sono alternative – dice Lagatta ad AbruzzoWeb – siamo nella fase finale, le buste per l’affidamento dei lavori di bonifica sono state aperte e si sta facendo il percorso amministrativo per individuare l’azienda, inoltre trovare un commissario del posto è preferibile ed è consuetudine che sia il presidente di Regione”.

“Lolli un giorno dovrà giustificare il suo repentino cambiamento di comportamento – spiega il sindaco – fino al 14 ottobre era d’accordo su tutto il percorso individuato, cosa è successo tra il 14 e il 28 ottobre quando ha fatto sapere che la Regione non avrebbe partecipato alla conferenza dei servizi che convocammo per il 30 nessuno lo sa!”.

Alle lotte intestine nel Pd, che sarebbero anche alla base della guerra che oggi sembra ad una fase di stallo, fa riferimento anche Lagatta, quando afferma che “è palese che con l’atteggiamento di Castricone si puntava a far saltare gli accordi”.

D’Alfonso, al contrario, “ha dimostrato capacità amministrativa capendo che la volontà del popolo è quella di arrivare ad un accordo di programma. E un amministratore deve preoccuparsi dei cittadini, qui la politica c’entra poco e niente, è brutto quando uno pur di far politica rischia di fare del male al territorio”.

Al 23 maggio si arriva intanto con numerosi passi avanti fatti dagli attori istituzionali, Comune e Regione prima di tutto, per fissare ruoli e competenze sul sito. L’accordo che dovrà essere firmato anche dal ministero dell’Ambiente e dalle parti sociali contempla tre punti: la bonifica delle aree esterne al sito industriale, per la quale è in fase di espletamento la gara da 38 milioni di euro, la messa in sicurezza dell’area ex Medavox e il passaggio alla proprietà comunale delle aree sulle quali saranno effettuate le operazioni di bonifica e messa in sicurezza.

La bonifica è essenziale per la reindustrializzazione, da tempo invocata dalla comunità bussese. A subentrare alla Solvay dovrebbe essere la Unichimica di Alberto Filippi, con il graduale riassorbimento di tutte le maestranze.