BUSSI SUL TIRINO – Si definirà entro il mese di novembre, con l’affidamento dei lavori, il bando per la bonifica delle aree esterne allo stabilimento ex Solvay di Bussi sul Tirino (Pescara): un appalto da 50 milioni che sta espletando la commissione guidata dal presidente emerito del Consiglio di Stato, Pasquale De Lise, e composta da Cesare Mastrocolo e Michele Perrelli, entrambi presidenti del Tar in quiescenza.
Si tratta della conclusione del complesso lavoro avviato dal compianto commissario straordinario Adriano Goio. Una procedura sulla quale ci sono stati da subito i riflettori accesi viste le polemiche legate alla gestione, che alcuni avrebbero voluto fosse in capo Ministero dell’Ambiente.
È proprio nelle mani di quest’ultimo dicastero che, con un’ordinanza della Protezione civile, nell’agosto scorso è passata la gestione della delicata partita, al termine di un braccio di ferro con la Regione Abruzzo che ha visto soccombere il presidente, Luciano D’Alfonso, a un certo punto indicato come possibile nuovo commissario.
Incarico, poi, affidato alla dirigente della divisione Bonifiche e risanamento della direzione generale per la Salvaguardia del territorio e delle acque, Laura D’Aprile, individuata come soggetto responsabile del coordinamento degli interventi.
Secondo quanto si è appreso, il nuovo commissario sta seguendo passo passo il processo ed entro fine novembre dovrebbe firmare i documenti per l’assegnazione. Un epilogo che molti, compresa qualche istituzione, aveva messo in dubbio.
A chiedere che la gestione passasse al ministero dell’Ambiente nel novembre scorso è stato già il deputato del Partito democratico Antonio Castricone con un emendamento alla legge di stabilità, poi ritirato dopo una delicata mediazione anche con la senatrice del Nuovo centro destra Federica Chiavaroli, nel frattempo diventata sottosegretario alla Giustizia, contraria a escludere la comunità locale dalle decisioni.
L’ordinanza di agosto ha individuato il ministero quale “amministrazione competente al coordinamento delle attività necessarie al completamento degli interventi”, ma solo quelli “integralmente finanziati e contenuti in rimodulazioni dei piani delle attività già formalmente approvati alla data di adozione della presente ordinanza”.
Sono intanto stati riassegnati al bilancio dello Stato, per poi confluire nelle casse del ministero, anche i circa 50 milioni di euro destinati alla bonifica che dovranno essere utilizzati “sulla base di apposito accordo di programma, per interventi di bonifica del sito di interesse nazionale”.
La definizione dell’importante gara si inserisce, dunque, in una situazione complessiva quanto mai caotica che vede molti punti ancora da chiarire sul recupero dell’intera area. In particolare, per la bonifica della parte interna occorrono centinaia di milioni di euro che non è chiaro chi dovrà pagare tra Solvay ed Edison.
Sono cinque i gruppi di imprese, uno capitanato da un’azienda belga di livello internazionale, che hanno risposto al bando di gara europeo, ritenuto molto complesso, per la bonifica del sito di interesse nazionale (Sin) di Bussi.
Oltre alla belga Dec-Deme e al colosso Hera, holding emiliana che fornisce servizi energetici, idrici e ambientali a più di 4 milioni di cittadini tra l’Emilia Romagna e le Marche, tra le 20 imprese ci sono anche tante abruzzesi, come la Fedele Di Donato Srl di Teramo, la Cericola Srl di Lanciano (Chieti), la Angelo De Cesaris di Chieti, che si è recentemente aggiudicata uno dei cinque stralci del secondo lotto dei sottoservizi all’Aquila.
Il polo chimico, intanto, è stato ceduto dalla Solvay al gruppo bresciano Caffaro di Donato Todisco, che il colosso belga ha preferito alla Unichimica di Alberto Filippi che era stata individuata dal Comune di Bussi, e che ha riassorbito tutte le maestranze e pare orientato al raddoppio della produzione.





