BUSSI – L’associazione “Bussiciriguarda” chiede risposte certe sulla messa in siCurezza del sito della discarica Tremonti di Bussi sul Tirino (Pescara).
“A conclusione della fase preliminare del processo – spiega Edvige Ricci – auspichiamo il rinvio a giudizio dei colpevoli del più grande disastro ambientale d’Europa. A distanza di quattro anni siamo ancora a chiedere al Commissario Adriano Goio la messa in sicurezza del sito naturale.
I fatti sono sotto gli occhi di tutti, ma il commissario Goio non prende provvedimenti, e l’inquinamento resta in tutta la sua drammaticità. I fanghi inquinati e tossici arrivano fino al mare, passando per il fiume Pescara. Oggi ci permettiamo il lusso – prosegue Edvige Ricci – di intossicare il porto canale e spendere milioni di euro per la raccolta e lo smaltimento dei fanghi, invece di andare ad operare sulle fonti del problema, mettendo in sicurezza la discarica, e chiedendo i danni alla Montedison che l’ha creata”.
Paola Barbuscia di Marevivo ha invece parlato dei 50 milioni di euro che sono stati ottenuti tramite il decreto Milleproroghe: “Soldi che però secondo la conversione di legge, sono destinati alla ripresa economica della zona e alla reindustrializzazione del sito, invece di essere utilizzati – denuncia la Barbuscia – per la bonifica della zona.
Noi però non ci fermiamo, e andremo avanti con la nostra battaglia, anche per denunciare la canalizzazione e la cementificazione di chilometri e chilometri di rive del fiume, dove è stata distrutta la vegetazione, e sono invece state costruite due centraline idroelettriche della Sidital.
Lo scempio ambientale portato avanti in questi anni è sotto gli occhi di tutti, con i veleni presenti ancora a Bussi”. Bussiciriguarda chiede infine una immediata presa di coscienza dei sindaci e degli amministratori del Pescarese rimasti per troppo tempo in silenzio.






