BUSSI SUL TIRINO – È clamorosamente indietro la caratterizzazione del Sito di interesse nazionale di Bussi sul Tirino (Pescara), a nove anni dalla scoperta della mega discarica dei veleni, e il Ministero dell’Ambiente ha dato sessanta giorni di tempo ai soggetti interessati per presentare i piani per l’analisi dettagliata delle sostanze inquinanti eventualmente presenti nel terreno e nelle acque.
Lo ha suggellato la conferenza dei servizi istruttoria convocata dal Ministero dell’Ambiente, alla quale hanno partecipato soggetti pubblici e privati per fare il punto sullo “stato di attuazione degli interventi di caratterizzazione, messa in sicurezza/misure di prevenzione, monitoraggio degli acquiferi e bonifica dei suoli e delle acque sotterranee”.
Sono ancora da caratterizzare le aree a monte del Sin e quelle a valle, quelle delle ferrovie, dell’Aca, dell’Enel, di Strada dei Parchi, dell’Anas e di una serie di aree industriali di altri privati.
Dalla riunione di oggi è poi emerso che il commissario Adriano Goio aveva fatto la caratterizzazione della discarica Tremonti, validata anche dall’Arta, ma di cui la stessa Agenzia regionale sembra non avere contezza, per questo il sindaco Salvatore Lagatta ha chiesto di ripeterla insieme a nuove analisi.
“Oggi è emerso che sono pronti solo i piani di caratterizzazione di Rete ferroviaria italiana (Rfi) e di Isagro, e che tra l’altro si tratta di progetto di piano di caraterrizazione, cioè di come farli, non di caratterizzazioni vere e proprie”, dice il sindaco.
“Tutti gli altri si devono ancora attrezzare e il Ministero ha dato 60 giorni di tempo per farlo, ma sono anni che sanno che devono farlo”, aggiunge.
Secondo quanto appreso Ispra, Arta e Istituto superiore di sanità saranno convocati dal Ministero dell’Ambiente per capire come effettuare alcune operazioni, prima di fissare la nuova conferenza dei servizi coi soggetti che devono ancora presentare i piani di caratterizzazione.
Ancora in attesa di espletamento, intanto, la gara bandita da Goio ormai un anno fa per la bonifica delle aree cosiddette 2A e 2B, per la quale ci sono a disposizione 50 milioni di euro.
La dirigente del Ministero Laura D’Aprile, che dall’8 agosto si occupa dell’annosa vicenda seppur senza poteri commissariali, ha chiesto alla Regione Abruzzo, senza avere ancora risposta, di indicare un nuovo responsabile unico del procedimento, dopo che il funzionario della Provincia dell’Aquila Massimo Di Battista che lei stessa aveva indicato come Rup, si è dimesso per motivi personali.
La Regione, oggi presente alla conferenza dei servizi con il dirigente del Servizio Rifiuti Franco Gerardini, avrebbe pronta la figura a cui far assumere il delicato compito, ma avrebbe chiesto al Ministero un incontro preliminare.
Attraverso due distinte note, intanto, il vice presidente della Regione con delega alle Attività produttive Giovanni Lolli, e il Comune di Bussi hanno ricordato come l’accordo di programma sottoscritto lunedì scorso tra Regione, Comune e Uniholding dell’imprenditore veneto Alberto Filippi rappresenta un “documento che si pone come obiettivo proprio quello di rilanciare l’intero polo industriale da sempre considerato volano economico per l’intera Valpescara”, e che sono dunque superate le osservazioni del Ministero contenute in una lettera del 20 maggio scorso che, peraltro, si riferiva ad altre aree.
“Tale lettera si riferisce infatti alla originaria ipotesi di accordo di programma, mai sottoscritta, che prevedeva il passaggio di tutte le aree di Solvay alla proprietà pubblica”.
Per Augusto De Sanctis del Forum dell’Acqua, “dalla Conferenza dei servizi che si è tenuta a Roma sulle problematiche relative al sito di Bussi sono emersi elementi sconcertanti, relativi alla caratterizzazione del sito, che rischiano di rendere vano quanto fatto negli ultimi 8 anni e di riazzerare il percorso verso la bonifica del territorio”, che riguarda la cosiddetta megadiscarica dei veleni nel Pescarese.
“Il ministero ha ricevuto solo due giorni fa le carte del piano di caratterizzazione dell’ex commissario Goio e sta cercando di mettere ordine in un quadro che risulta particolarmente caotico – fa sapere De Sanctis – inoltre è emerso che per quanto riguarda la caratterizzazione della mega discarica Tre Monti, le analisi che Goio fece fare nel 2014 sono state pagate 980.000 euro e l’Arta si rifiuta di validarle, in quanto ha soltanto ricevuto i campioni in sede, senza partecipare alla raccolta”.
Un aspetto quest’ultimo, che – come riferisce De Sanctis – ha indotto la Regione a chiedere se l’affidamento sia stato fatto secondo i canoni di legge.
“Noi abbiamo chiesto di verificare se l’Arta sia effettivamente tenuta a validarle e abbiamo invitato il ministero quanto meno ad acquisire le analisi fatte fare dalla Procura nel 2007 – prosegue l’esponente del Forum H2o – troviamo infatti assurdo e inaccettabile ripartire da zero dopo tutto questo tempo”.
Secondo De Sanctis, inoltre, nel corso della Conferenza dei servizi, sono emerse ulteriori criticità.
“Per quanto riguarda la palancolatura, ovvero la recinzione realizzata in un’area privata intorno all’area Tre Monti, la Edison ha ricevuto soltanto la fattura senza ricevere alcuna comunicazione riguardante gli elementi progettuali e potrebbe dunque sollevare delle questioni riguardanti il mancato invio delle necessarie notifiche – spiega l’esponente ambientalista – stesso discorso riguarda le analisi, che sono state effettuate senza notificare alla Edison che erano in corso, con il rischio che la società possa dunque rifiutarsi di riconoscerle”.





