L’AQUILA – Sarebbero costate mezzo milione di euro le analisi effettuate dall’Agenzia regionale per la tutela dell’Ambiente (Arta) sui campioni raccolti nella discarica Tre Monti di Bussi sul Tirino (Pescara) per il piano di caratterizzazione commissionato dal commissario Adriano Goio, che oggi la stessa Arta si rifiuta di validare.
“Purtroppo non lo possiamo validare perché il commissario ha agito usando i suoi poteri e commissionando a terzi i campionamenti, e la validazione riguarda l’intero processo – spiega il direttore tecnico dell’Arta Giovanni Damiani – . Siamo impossibilitati dal punto di vista legale”.
Damiani svela poi che il piano di caratterizzazione “sicuramente sarà fatto bene ma noi non lo abbiamo mai visto, mai acquisito, non ci è stato mai mandato”.
Il direttore tecnico interviene dopo che AbruzzoWeb ha rivelato come nella riunione convocata dal direttore generale della Regione Abruzzo Cristina Gerardis, secondo quanto appreso l’Arta avrebbe invece affermato che lo studio è valido e attendibile.
Correggendo il tiro rispetto alla Conferenza dei servizi del 30 novembre al Ministero dell’Ambiente, quando ha invece sostenuto che le indagini di caratterizzazione dell’area sono state svolte con campionamenti di “terzi incaricati dal commissario”, che non ha “partecipato né assistito alle operazioni di campionamento”, limitandosi “alla sola realizzazione delle analisi”.
Ancora non è avvenuta, intanto, l’attesa apertura delle buste con le offerte economiche per la bonifica. Una gara da quasi 50 milioni di euro bandita da Goio ormai un anno fa e che ancora non riesce a vedere la luce con l’espletamento dell’iter, visto tra l’altro che a distanza di mesi da quando la gestione della delicata vicenda è tornata nelle mani del Ministero dell’Ambiente con la dirigente Laura D’Aprile, ancora non viene nominato il responsabile unico del procedimento (Rup).
Dopo che l’ingegnere aquilano Mario Dari Salisburgo, ex braccio destro del commissario, è stato revocato, e il funzionario della Provincia dell’Aquila Massimo Di Battista, individuato dalla D’Aprile al suo posto, ha dato le dimissioni.
Ancora ritardi e lungaggini, insomma, che destano apprensione tra la comunità bussese e sembrano consolidare la tesi di chi, come il sindaco Salvatore Lagatta, teme che la gara finisca per essere invalidata perché, di fatto, non si vuole fare la bonifica.
“Se ci fosse stata la volontà si sarebbe già fatta”, dice amareggiato.
Il timore del sindaco, poi, è che l’Arta abbia intrapreso il braccio di ferro per ottenere risorse. Una interpretazione che potrebbe trovare una qualche conferma dopo che nel bilancio della Regione le risorse destinate all’Agenzia sono state ridotte del 50 per cento.
Secondo quanto appreso da questo giornale, intanto, continuano le tensioni tra i vari soggetti coinvolti, dopo anni di contenziosi giudiziari tra Damiani e Goio, e dopo che la D’Aprile ha giudicato “ermetica” la rendicontazione dell’ufficio commissariale sul decennio di gestione della vicenda.
La dirigente, inoltre, ancora non avrebbe acquisito il documento conclusivo della campagna di caratterizzazione, validato con decreto commissariale nel dicembre del 2015.
Dal verbale della Conferenza dei servizi emerge poi come durante la riunione sia stato fatto osservare che il commissario in qualche modo ostacolasse l’ingresso nella mega discarica dei veleni, che tuttavia ad oggi risulta ancora sotto sequestro da parte della magistratura ed è quindi necessario un apposito nulla osta per accedervi. Autorizzazione che serviva allo stesso Goio, che per entrare doveva essere accompagnato dalla Forestale.
La lunga e complessa storia del Sin di Bussi nasce del 2001, quando la Ausimont del Gruppo Montedison attiva le prime procedure di emergenza e bonifica, presentando all’amministrazione comunale un primo piano di caratterizzazione dello stabilimento. L’anno successivo subentra Solvay, e nel 2006 il Comune chiede il riconoscimento di area di crisi.
Nel 2007, la scoperta della discarica di rifiuti chimici sulle sponde del fiume Pescara in corrispondenza del polo industriale, che precede l’individuazione di altri siti inquinati nelle aree a nord del polo industriale.
Nel maggio del 2008 il Ministero dell’Ambiente istituisce e perimetra il Sin, due anni dopo vengono stanziati 50 milioni di euro per avviare i lavori di bonifica, che a distanza di sei anni sono ancora inutilizzati: da quando il commissario Goio ha bandito la gara, nel dicembre 2015, è trascorso un altro anno invano.
Riprende l’11 gennaio in Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila, intano, il processo sulla mega discarica dei veleni. Previste le requisitorie dei procuratori generali Romolo Como e Domenico Castellani.
Il calendario prevede udienze il 16 per le parti civili, nei giorni 17, 19, 25, 26 e 30 per le difese, infine il 31 eventuali repliche, se nel giorno precedente non si fossero ultimate, e la Camera di Consiglio con la sentenza.
Il collegio si è riservato la data del 23 gennaio per un eventuale completamento della discussione delle parti che non abbiano potuto svolgere l’intervento.





