L’AQUILA – Uno spettro si è aggirato in questi mesi in Abruzzo: la necessità di aumentare le tasse regionali, in particolare l’addizionale Irpef rispetto agli attuali 1,73 sul reddito complessivo, e potenzialmente fino al 3.33, attuale soglia massima. E questo per far fronte al risanamento del debito della sanità. Quello che però che si è dimenticato, è che questa tassa era stata aumentata nel 2011 alla soglia attuale, nei tempi del doloroso commissariamento, ma quando si è usciti dopo nove anni dal tunnel, nel settembre del 2016, nessuno l’ha più riporta alla precedente soglia, come promesso, o come invocato dalle forze politiche a ruoli alterni e nel gioco delle parti.
E c’è chi ha riflettuto sul fatto che nonostante l’addizionale Irpef rimasta al livello stabilito durante il commissariamento per accelerare il risanamento, il debito della sanità è tornato a crescere in modo preoccupante.
Evidentemente perché tutti questi anni gli incassi sono andati invece a rimpinguare i fondi dello sviluppo, ed anche le tante leggi mancia e fiondi a pioggia, decisi a discrezione da tutti gli assessori e consiglieri, dazioni atte a pasturare i rispettivi collegi elettorali, e fondamentali per garantirsi la rielezione. Ultima legge mancia a dicembre 2023, da 22 milioni, con il problema però che il budget è ora delle metà per onorare gli impegni con gli oltre 2.300 beneficiari, perché non si sono verificate le maggiori entrate a cui i finanziamenti erano vincolati. E questo sta facendo litigare dentro la maggioranza, e c’è la perfida intenzione di tagliare tutti i fondi decisi dalle opposizioni. che tanto non potrebbero dire nulla perché contro le leggi mancia hanno avviato una battaglia politica.
Il punto è poi che l’addizionale Irpef a rigor di logica doveva essere ridotta, riportandola all’attuale soglia minima dell’ 1,23. Oltre che non ulteriormente aumentata.
Un tema tra i tanti che è emerso anche nel corso della riunione fiume del centrodestra a Francavilla al Mare, convocato dal presidente della Regione, Marco Marsilio, di Fdi, a sei mesi dalla storica riconferma alle regionali del 10 marzo, e dopo la pausa estiva. Marsilio ha assicurato che ogni ipotesi di commissariamento è da escludersi, perchè “siamo ampiamente in termini di deficit sotto il 5% del budget assegnato”. E che “non si può parlare di ‘buco’ in un quadro in cui i tre quarti delle Regioni italiane hanno esattamente lo stesso problema, e non a caso il tema del finanziamento alla Sanità è centrale anche nel dibattito politico nazionale”.
L’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, ha detto che al di là dei conti che emergono dai piani di rientro delle quattro Asl, (un debito che con 70 milioni di tagli e risparmi si attesterà sui 130 milioni), in realtà si scenderà sotto i 50 milioni e addirittura ai 20 milioni, grazie all’aumento dei trasferimenti del governo. Dunque, in questo roseo scenario non ci sarebbe alcun motivo di aumentare le tasse, che andrebbe contro una delle ragioni costitutive dell’identità politica del centrodestra. Sempre che i quattro direttori generali della Asl riusciranno a fine dicembre a realizzare quanto dichiarato nei piani di rientro, ovvero appunto di schiacciare il tendenziale senza alcun intervento destinato a sfiorare i 200 milioni, a “soli” appunto 130 milioni.
Facendo un po’ di storia, il primo aumento è scattato nel 2006, con la giunta di centrosinistra del socialista Ottaviano Del Turco, scomparso il 23 agosto, dallo 0,90 all’1.40, quando già i conti della sanità viaggiavano verso il baratro, e poi ancora dall’ 1.40 all’1,73, con il centrodestra del forzista Gianni Chiodi nel 2011, dopo che era già scattato il commissariamento, iniziato nel 2007. Tale aliquota è rimasta invariata anche con l’avvento del centrosinistra di Luciano D’Alfonso, ora deputato del Pd, ma del resto con il commissariamento governativo, pur volendo non sarebbe stato possibile ridurre l’addizionale, vigendo il niet ministeriale. Il punto è però che dopo la fine del commissariamento, a settembre 2016, l’aliquota è rimasta invariata sia nell’ultima parte de governo D’Alfonso, sia dopo il febbraio 2019 ad oggi, con l’avvento, e poi la riconferma, del centrodestra di Marco Marsilio.
Giova anche ricordare, che nel 2016 gli allora consiglieri di opposizione Paolo Gatti, e Lorenzo Sospiri, oggi rispettivamente presidente della commissione sanità e presidente del consiglio regionale, presenti al summit di mercoledì, lanciarono continue e pesanti bordate contro D’Alfonso reo di non aver ridotto l’addizionale, riportandola ai minimi. E lo stesso hanno fatto i consiglieri del centrosinistra, passato all’opposizione con l’avvento del centrodestra di Marsilio.




