L’AQUILA –  Il Codacons Abruzzo prende atto, a seguito di un comunicato del Comune dell’Aquila, che la materia del contendere sulla class action pubblica, proposta dinanzi al Tar Abruzzo sede dell’Aquila, in attesa di fissazione dell’udienza, è venuta a decadere, per quanto riguarda la ripartizione a consumi delle bollette per gli abitanti degli alloggi antisismici del progetto C.a.s.e..

“Si rileva che il Comune è carente nel settore delle comunicazioni – la stilettata di Fabrizio Foglietti, avvocato aquilano presidente del Codacons Abruzzo, in una nota stampa – Al Codacons, che tutela un interesse collettivo, nessuna comunicazione diretta è pervenuta sull’ottemperanza alla diffida ed alla successiva class action pubblica”.

Con un  comunicato del 25 ottobre scorso, il Comune ha annunciato la riparazione e sostituzione dei contabilizzatori di calore installati negli alloggi antisismici occupati dagli assegnatari del progetto C.a.s.e.. L’ente ha aggiunto, inoltre, che, in un’ottica di riduzione delle spese, sono stati utilizzati circa 300 contabilizzatori smontati da 22 piastre dismesse, per sostituire quelli non funzionanti.

Quindi adesso è possibile contabilizzare l’effettivo consumo del gas per il riscaldamento ripartendo il consumo di ogni piastra in relazione alla misurazione risultanti dai contabilizzatori di calore.

Il progetto C.a.s.e. è costituito da ben 4.449 appartamenti di dimensioni che variano da 28 a 106 metri quadrati e nel periodo di massimo utilizzo ha ospitato fino a 15 mila persone.

“Non possono esservi dubbi – prosegue Foglietti – che la proposizione di una class action pubblica, con assoggettamento a responsabilità personali degli amministratori e dirigenti comunali, abbia avuto effetto sollecitatorio su di un adempimento che poteva avvenire molto tempo prima”.

Il Codacons Abruzzo inoltre prende atto, sempre secondo quanto dichiarato dall’avvocato, “dell’abbandono da parte del Comune di un progetto diretto a installare nuovi contabilizzatori di calore con telerilevamento, che avrebbe determinato l’assunzione di una spesa di circa 3 milioni di euro”.

L’associazione ricorda in conclusione, “l’inutilità dell’installazione di materiale ad alta tecnologia in edifici di cui una parte sono destinati alla dismissione mentre alcuni sono stati già dismessi”.