PESCARA – Domani, 9 agosto, anche i titolari degli stabilimenti balneari delle spiagge abruzzesi ritarderanno l’apertura degli ombrelloni in segno di protesta “contro l’immobilismo del governo che non sta mantenendo gli impegni presi riguardo al tema delle concessioni demaniali marittime”.
Nel Consiglio dei Ministri del 7 agosto, l’ultimo prima della pausa estiva, infatti, non è approdato alcun provvedimento relativo alla direttiva Bolkestein, che impone bandi di gara per le concessioni, senza più rinnovi e proroghe. Il governo aspetta una risposta della Commissione Europea, alla quale, sette mesi fa, aveva inviato una mappatura delle spiagge italiane, per dimostrare che “non sono una risorsa scarsa”, come contestato dalla direttiva. Secondo la mappatura, infatti, solo il 33% dei litorali sarebbe occupato da imprese balneari, un dato che include però anche aree militari, aeroporti, parchi naturali, porti e aree industriali. La Commissione Europea ha rispedito indietro la mappatura, chiedendo dati più accurati e avviando una procedura di infrazione per la mancata applicazione della direttiva comunitaria.
Tuona Riccardo Padovano, presidente del Sib Abruzzo: “la categoria è esausta e, in passato, ha richiesto con insistenza una risposta che non è mai arrivata. Si sperava nell’istituzione di un tavolo di lavoro, anche prima delle ferie, per rasserenare gli animi dei titolari. Tuttavia, come recita un proverbio, “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”.
E spiega: “la manifestazione di domani provocherà un disagio sopportabile ma dimostrativo della determinazione della categoria, poiché l’80% delle 144 concessioni della provincia di Pescara aderirà alla protesta, organizzata dal Sindacato Italiano Balneari Nazionale, ritenendo che sia giusta e necessaria a portare avanti una discussione che la politica deve affrontare e di cui deve assumersi la responsabilità. Ora è tempo che il governo batta un colpo”.






