MONTESILVANO – Nelle prime ore del giorno i carabinieri della compagnia di Montesilvano (Pescara) hanno eseguito sei misure cautelari personali, di cui due agli arresti domiciliari e quattro relative all’obbligo di dimora.

I provvedimenti sono stati emessi dal gip del Tribunale di Pescara Maria Michele Di Fine, la quale ha accolto le richieste formulate dal pm Annalisa Giusti in relazione alle indagini effettuate dalla compagnia di Montesilvano nel corso degli anni 2009 e 2010 sull’attività di spaccio di cocaina e eroina sul mercato locale.

L’operazione antidroga, denominata “Domino 2” ha portato ai domiciliari Massimo Cicolini, 38 anni, e Manolo Bassetta, di 31, entrambi residenti a Montesilvano.

L’obbligo di dimora, invece, è stato dato a Lino Savini, 40 anni, Antonio Di Lodovico, 25, Entoni Castellani, 31, e a un 70enne senza fissa dimora che ancora deve essere rintracciato. Anche questi ultimi sono residenti nella cittadina adriatica.

I reati contestati sono di spaccio continuato e detenzione di sostanze stupefacenti.

GLI ARRESTI DELL’OPERAZIONE PRECEDENTE

Gli arresti di oggi rappresentano la seconda tranche dell’operazione “Domino”, effettuata il 5 luglio scorso, che ha portato alla esecuzione di 12 misure cautelari.

Tra le persone coinvolte c’era un’intera famiglia rom i cui capostipiti, Ferdinando e Giovina Spinelli, erano dediti allo spaccio di stupefacenti.

Ad affiancarli in questa attività c’erano altri parenti strettissimi, tra cui Adelina, figlia della coppia, e Mario Spinelli, genero, nonché i nipoti minorenni, tutti coinvolti con vari incarichi.

I punti di riferimento del gruppo erano due abitazioni, in via Mincio e via L’Aquila, anche se poi la cessione della droga avveniva sul lungomare della città.

Complessivamente, nel corso dell’indagine, è stato sequestrato circa un chilo di sostanze stupefacenti e sono state tratte in arresto in flagranza di reato 12 persone.

Gli indagati in totale sono 42. Non è stato semplice per i carabinieri acquisire elementi per accertare l’attività illecita dei rom. Uno dei militari, dovendo seguire “in diretta” le mosse di alcuni dei sospettati, si è arrampicato su una grondaia riuscendo a spiarli senza essere visto e acquisendo così informazioni utili.