TERAMO – ”La vigne di Ciccille è na cullina d’ore, tra li filare va li cante di l’amore”.

Così sintetizzava in versi vernacolari l’anima profonda della sua Bisenti, il grande poeta Michele Notturno, scomparso qualche anno fa. Risparmiandosi lo strazio di vedere la sua valle ai piedi del Gran Sasso teramano, e il suo paese, assieme a quelli di Castiglione Messer Raimondo, Arsita, Montefino e Castilenti, trasformati in “zona rossa”. E il colore del vino non c’entra nulla, bensì l’altissimo numero di contagiati da coronavirus, in base agli abitanti. Zona rossa in cui vige il divieto di accesso e di allontanamento, con una stretta agli spostamenti e alla vita quotidiana degli abitanti ancora più rigorosa rispetto a quella che è in vigore per tutti gli italiani.

“Montonico-dipendente” si definiva Notturno, e a produrre questo rinomato vino di Bisenti, presidio Slow food, è Matteo Ciccone, 37 anni, imprenditore agricolo.

Contattato telefonicamente da Abruzzoweb nella sua casa, dove vive oramai barricato, assieme ai suoi due anziani genitori, Matteo non nasconde la sua preoccupazione. 

“La mia casa dista pochi chilometri da Castiglione Messer Raimondo – spiega innanzitutto -, dove ci sono decine di contagiati, tantissimi per un piccolo paese, tante troppe persone sono morte. Io finora sono uscito una volta sola a settimana, giusto per fare la spesa, con la mascherina, con tutte le precauzioni possibili, anche perché  vivo in casa con i miei genitori anziani, soggetti a rischio, ed è questa la mia principale pensiero”.

Per il resto Matteo trascorre le giornate, questo è concesso anche in zona rossa, a fare lavori di campagna intorno a casa, ovviamente in solitudine.

“La terra per me è una salvezza, mi fa compagnia – confida Matteo -, il tempo scorre e la mente è libera. Pochi giorni fa ho finito di potare il mio ettaro e mezzo di vigna. Ora mi dedico all’orto. Anche se sono in zona rossa mi ritengo fortunato, da questo punto di vista, impazzirei a farmi la quarantena in un appartamento di città”.

Per Matteo però il brutto deve ancora arrivare.

“Io produco ogni anno 15mila bottiglie. Il mio punto vendita in azienda è però ovviamente chiuso, e non si sa per quanto altro tempo ancora. Non posso rifornire ristoranti, locali, anch’essi chiusi. Le perdite economiche sono già ingenti. Per ora ci hanno rinviato il pagamento di tasse e bollette, ma cambia poco pagarle tra qualche mese, se nel frattempo non hai incassato”.

C’è anche una conseguenza non secondaria, nella vita quotidiana, imposta dal distanziamento sociale da coronavirus.

“Qui ci conosciamo tutti, siamo abituati a fermarci, a chiacchierare, a darci pacche sulle spalle, a ridere e scherzare, a stare fisicamente vicini. Ora non si può più fare, giustamente per carità. Quanto vado a fare la spesa è surreale salutarci a metri di distanza, con le mascherine, in silenzio, e di fretta”.

Bisenti è famosa in Abruzzo e anche oltre, per il Revival uva e vino Montonico, che si celebra da oltre trentanni ad ottobre, con i suoi carri allegorici, gli organetti indemoniati, e in cui questo ospitale popolo di montagna celebra se stesso in giorni di gioia ed ebrezza.

“E tutto così  strano – riflette Matteo – qui viviamo in una vallata isolata, lontana dalle città, mal collegata, e questa cosa l’abbiamo sempre considerata come un grande svantaggio. Ora paradossalmente è proprio  l’assoluto isolamento che è stato imposto con la zona rossa, a rappresentare la nostra salvezza, e la speranza che questo incubo finisca in fretta. Spero solo davvero che ad ottobre, alla prossima festa del vino, potremo finalmente tornare ad abbracciarci e a brindare alla vita che ricomincia”.