L’AQUILA – “Non c’è una incompatibilità tra l’agricoltura industriale intensiva e quella biologica. Ma quest’ultima deve essere incrementata, ci sono al mondo tanti terreni ancora coltivabili, e non è etico che solo una parte del mondo, quello occidentale e ricco, possa avere accesso a cibo sano e genuino”.
Una riflessione, quella di Livio Proietti, neo commissario straordinario dell’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare (Ismea), resa ad Abruzzoweb a margine del convegno nazionale “Appuntamento con il bio”, nel corso del quale sono stati illustrati dati incoraggianti di crescita per il biologico italiano, arrivato a quota 19% delle superfici coltivate, pari a i 2,3 milioni di ettari, evidenziando una crescita del 7.5% pari a quasi il doppio del tasso di incremento registrato nel 2021, un dato che avvicina sempre più al target comunitario del 25%, anche se i consumi non tengono il passo.
Tenuto conto però che crescono le aziende agricole vocate al bio e che oltre il 50% dei bar italiani e quasi il 70% dei ristoranti che hanno dichiarato di aver proposto o impiegato nelle loro preparazioni culinarie cibi, bevande e materie prime biologiche nel corso del 2022.
Ma c’è un altro dato globale, di cui tener conto: nel 1961 la produzione mondiale di grano, orzo, mais, riso era pari a 876 milioni di tonnellate, mentre nel 2021 è stata di 3.070 milioni, più di 3 miliardi. Negli stessi anni, la popolazione mondiale è passata da poco più di 3 miliardi a poco meno di 8 miliardi. E questo non grazie all’aumento della superficie coltivata, rimasta più o meno quella, ma ai nuovi metodi di coltivazione che hanno incorporato il progresso tecnico abbandonando i sistemi tradizionali: fertilizzanti, pesticidi, macchinari, nuovi ibridi. Grazie ai quali è triplicata la resa, passata da 1,35 tonnellate per ettaro nel 1961 a 4,15 nel 2021.
E c’è chi sostiene che solo in questo modo è stato possibile che qualche miliardo di persone non sia morto di fame nonostante il vertiginoso aumento di popolazione ed è solo grazie al progresso tecnologico e alla chimica che viviamo molto più a lungo di prima.
E dunque quale ruolo deve avere il biologico in questo quadro?
Spiega Livio Proietti: “in ogni caso l’agricoltura intensiva, con l’utilizzo dell’ogm, e dei fertilizzanti chimici, è ben poco sostenibile a livello ambientale, occorre comunque lavorare ad una alternativa, ad un miglioramento costante delle tecniche di produzione. Mangiar sano deve essere un diritto di tutti, in tutto il mondo”
E spiega ancora: “le aree coltivate nel mondo percentualmente in misura diretta rispetta alle potenzialità, dunque non è affatto detto che dobbiamo per forza intensificare la produzione a discapito della qualità. va poi distinto il concetto di agricoltura sostenibile rispetto a quello di agricoltura biologica, che non si può fare ovunque, avendo un disciplinare rigoroso, e inoltre c’è molto da fare nell’occidente per affermare la cultura del biologico, figuriamoci in altre parti del mondo. Se già si arrivasse all’agricoltura sostenibile, meno impattante, sarebbe un grande risultato”. Filippo Tronca






