L’AQUILA – “Non è più il tempo delle contrapposizioni ostruzionistiche: il nostro Paese, la nostra regione chiedono, oggi più che mai, responsabilità di governo, condivisione nelle scelte, azioni concrete di progresso e sviluppo. Il nostro sistema democratico è un valore da salvaguardare e difendere, non un teatro per un protagonismo fine a se stesso, che nulla ha a che fare con un Abruzzo che vuole andare avanti e contare anche a livello europeo”.

Così l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, composto da Giuseppe Di Pangrazio (Pd), Lucrezio Paolini (Idv), Paolo Gatti (Forza Italia), Alessio Monaco (Regione Facile) e Giorgio D’Ignazio (Nuovo centro destra), dal quale al momento della composizione fu escluso proprio il Movimento Cinque Stelle, che dopo il caos di oggi all’Emiciclo e lo scontro tra la consigliera Sara Marcozzi e il presidente Luciano D’Alfonso, ha applicato la censura nei confronti del gruppo consiliare grillino.

“Il comportamento di questa mattina del M5S, teso a impedire il regolare svolgimento dei lavori consiliari, si è rivelato lesivo degli interessi e dei diritti della comunità abruzzese. L’azione dei consiglieri pentastellati è stata lesiva della dignità dell’Istituzione e dell’Assemblea tutta”.

“Attuando un vero e proprio atto di forza – è scritto nella nota dell’Ufficio di Presidenza – il M5S ha  impedito ai consiglieri regionali, sia di maggioranza sia di minoranza, di svolgere il loro ruolo di rappresentanti eletti dai cittadini e, come tali, nel pieno diritto di salvaguardare il regolare svolgimento dei lavori assembleari, dedicati all’approvazione dello strumento di bilancio, cuore e motore dei vari e molteplici aspetti che interessano l’Abruzzo che produce, che progetta, che garantisce sostegno al sociale  e alle attività culturali e di ricerca”.

“La conseguenza è che l’Ufficio di Presidenza ha già disposto l’applicazione del comma 5 dell’art. 53 del Regolamento interno per il funzionamento dei lavori del Consiglio regionale, comminando, nei confronti dei consiglieri del gruppo del M5S, la sanzione della ‘censura’, che è la prima forma di sanzione prevista dal Regolamento stesso”.

“Questo, al fine di garantire in futuro la regolarità delle sedute consiliari, nel pieno rispetto dell’Istituzione regionale, con l’evidenza che non sarà più consentito ad alcuno di offendere né le Istituzioni, né le persone”, conclude la nota.