PESCARA – Da una parte la Regione Abruzzo, nella Carta degli aiuti di Stato, prevista dall’Unione europea ha inserito anche importanti tratti della costa abruzzese dove le imprese potranno avere agevolazioni per i loro investimenti. Dall’altra a seguito della clamorosa sentenza del Consiglio di Stato, le concessioni balneari avranno termine a fine 2023, e nessuna legge potrà decidere diversamente, e non si capisce dunque quali imprese concessionarie del settore potranno fare a cuor leggero questi investimenti, senza nessuna certezza di poter vincere le gare tra solo due anni.
Un paradosso che rende molto grigio questo novembre, per l’industria del mare abruzzese.
A cominciare da quella che solo la settimana fa esultava per le opportunità che si aprivano a seguito dell’approvazione della “Carta degli aiuti di Stato a finalità regionale 2022-2027”, prevista dall’articolo 107 3c del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, approvata con una delibera di Giunta guidata da Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, il 3 novembre scorso.
Inserite nella Carta anche i comuni rivieraschi di Giulianova, Roseto degli Abruzzi, Città Sant’Angelo, Pescara, Ortona e Fossacesia, in base all’indice di industrializzazione, con attenzione specifica alla presenza della grande e media impresa, e creando sul territorio abruzzese aree contigue, con occhio di riguardo a quelle che saranno beneficiarie della Zes e aree di crisi complessa, per creare un moltiplicatore di investimenti. Carta che già provoca però polemiche per l’esclusione di buona parte dei territori del cratere sismico 2009 e 2016-2017 nel Teramano e nell’Aquilano.
Come una doccia fredda martedì è arrivata però la sentenza del Consiglio di Stato, che decidendo sul contezioso tra amministrazioni locali e concessionari balneari, ha stabilito un termine perentorio del regime di proroga delle concessioni sulle spiagge fino al 31 dicembre 2023: dal giorno successivo non ci sarà alcuna possibilità di proroga ulteriore, neanche per via legislativa, in ossequio alla direttiva Bolkestein che impone anche per le concessioni balneari il principio della libera concorrenza. Sentenza che il Sib Abruzzo, con il suo presidente Riccardo Padovano, ha definito “sconcertante”, perchè mette a rischio “decine di migliaia di famiglie di onesti lavoratori che oggi vedono compromessi il loro futuro e gli investimenti fatti”.
Non solo gli investimenti già effettuati, si può aggiungere, ma anche quelli che ora sarebbero possibili proprio a far leva sull’inserimento nella carta degli aiuti di Stato, dove è previsto che le imprese possono ottenere sotto forma di credito d’imposta contributi superiori alla norma, con una intensità variabile che è del 10% per le grandi imprese, del 20% per le medie e del 30% per le piccole imprese. Una ghiotta occasione, ma se le concessioni scadranno tassativamente tra solo due anni, difficilmente una impresa azzarderà di godere di aiuti, che non coprono mai la totalità della somma, per fare investimenti in apparecchiature, interventi di miglioria strutturale e del servizio, per poi fare le valige a lavori in corso.
La contrarierà ai principi liberisti della Bolkestein risiedono infatti nel timore, per non dire la certezza, che migliaia di piccole e medie attività balneari, non potranno in nessun modo competere con i giganti dell’industria del divertimento mondiali in una gara pubblica.
Secondo il Consiglio di Stato, però, il confronto concorrenziale, oltre ad essere imposto dal diritto Ue, “è estremamente prezioso per garantire ai cittadini una gestione del patrimonio nazionale costiero” e contribuire “in misura significativa alla crescita economica e, soprattutto, alla ripresa degli investimenti di cui il Paese necessita”.
Bocciata, di fatto, la proroga per un quindicennio delle concessioni introdotta nel 2018 con la legge di Bilancio ma, “al fine di evitare il significativo impatto socio-economico che deriverebbe da una decadenza immediata e generalizzata di tutte le concessioni in essere”, per consentire di predisporre i bandi e “nell’auspicio che il legislatore intervenga a riordinare la materia”, le concessioni continueranno a essere efficaci per altri due anni.
“Le norme legislative nazionali che hanno disposto (e che in futuro dovessero ancora disporre) la proroga automatica delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative, compresa la moratoria introdotta in correlazione con l’emergenza epidemiologica da Covid-19”, ha stabilito il Consiglio di Stato, sono in contrasto con il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e con la direttiva Bolkestein. E “deve escludersi la sussistenza di un diritto alla prosecuzione del rapporto in capo gli attuali concessionari”, che potranno partecipare alle gare che dovranno essere bandite






