BERLINO – Scagionata la soia, riparte da zero in Germania la ricerca del focolaio di infezione del batterio killer Ehec.

Hanno dato infatti esito negativo gli esami preliminari su 23 dei 40 campioni di germogli di soia e di altri ortaggi distribuiti da un vivaio di Bienenbuettel, in Bassa Sassonia.

Dubbi erano già stati sollevati dal frenologo della clinica universitaria di Hannover, Jan Kielstein, che aveva spiegato come di due pazienti ricoverate nessuna ricordasse di aver “mangiato germogli”.

Analogo esito negativo ha dato l’esame di campioni delle feci dei dipendenti di un ristorante di Lubecca in cui erano rimaste contagiate 17 sindacaliste di un gruppo di 30 arrivate a metà maggio nella città anseatica dal Nordreno-Westfalia.

Il proprietario del ristorante, Joachim Berger, ha dichiarato che sono risultate “negative” le analisi dei campioni di 11 dipendenti che lavorano in cucina e che sono a contatto diretto con gli alimenti preparati.

Il ministro della Sanità della città-Stato di Berlino, Katrin Lompscher, ha nel frattempo messo in guardia contro speculazioni affrettate sull’individuazione delle cause dell’infezione, che in Germania ha già provocato 21 morti e contagiato più di 1500 persone, mentre circa 600 altre sono affette dalla sindrome emolitica uremica (Seu), la versione resistente e pericolosa del ceppo Ehec.

“È necessario continuare a prestare la massima attenzione alle misure igieniche per la verdura fresca”, ha aggiunto la signora Lompscher, mentre il ministero della Sanità della Bassa Sassonia ha assicurato che “il lavoro investigativo sui dettagli di questa emergenza continua”.