L’AQUILA – Il prefetto dell’Aquila, Francesco Alecci, ha firmato un decreto con cui invita il sindaco del capoluogo Massimo Cialente a riprendere possesso della fascia tricolore riconsegnata al Quirinale due giorni fa e a far riposizionare la bandiera italiana nelle sedi comunali, altrimenti sarà sospeso e, se insiste, rimosso dal suo incarico.

Inoltre, il primo cittadino è stato convocato e sarà ricevuto questa mattina dal presidente del Consiglio dei ministri, Enrico Letta, come appreso in anteprima da AbruzzoWeb, per “chiarire e risolvere la situazione”, come spiegato dal sottosegretario abruzzese a palazzo Chigi Giovanni Legnini.

Con l’invio della sua fascia a Roma e la rimozione delle bandiere dagli uffici pubblici Cialente aveva inteso denunciare il ritardo nell’arrivo dei fondi per la ricostruzione post-sisma.

Il diktat di Alecci è caduto come un fulmine a ciel sereno perché ieri, nel primo giorno dopo la sua protesta, Cialente aveva incontrato di persona Alecci, spiegando a questo giornale che si era trattato di un incontro cordiale ma che ognuno era “rimasto sulle sue posizioni”. Inoltre resosi conto che la città “è una polveriera”, Alecci aveva annunciato la convocazione di un comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, come annunciato dallo stesso Cialente.

Per il sindaco, comunque, al momento non se ne parla di tornare indietro, succeda quel che succeda. “Ora il governo mi rimuova dall’incarico, sarò il primo sindaco non mafioso a essere cacciato. A mio avviso questa azione èstata imposta al prefetto dal governo”, dichiara.

LA NOTA DEL SINDACO

Il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente ha reso noto che gli è stato notificato un decreto del Prefetto con il quale, in riferimento alle recenti iniziative assunte dallo stesso primo cittadino, con la restituzione al Quirinale della fascia tricolore e la rimozione delle bandiere italiane dagli edifici che ospitano gli uffici comunali e le scuole, il rappresentante del Governo, giudicando che la condotta del sindaco determini “potenziali turbative all’ordine e alla sicurezza pubblica” e che il prestigio dello Stato possa essere leso da tali manifestazioni di dissenso, diffida il sindaco a ripristinare “senza indugio” la bandiera nazionale all’esterno degli uffici comunali e delle scuole.

Il Prefetto decreta infine, ha reso noto ancora il sindaco, che l’eventuale persistenza della condotta posta in essere dal primo cittadino  potrà costituire oggetto di valutazione per l’adozione del provvedimento di sospensione dalle sue funzioni.

”SARO’ PRIMO SINDACO NON MAFIOSO RIMOSSO”

“Credo di essere il primo sindaco non mafioso rimosso in Italia”.

Questa la replica amara del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, a rischio rimozione dopo il diktat del prefetto Francesco Alecci di sospendere la sua protesta, riprendendosi la fascia spedita a Roma e rimettendo i tricolori neglu uffici pubblici.

“Il governo non ha capito che rimuovendo me non solo non placa la rabbia degli aquilani ma continua sempre più a provocarla – sbotta il sindaco – Mi chiedo dove vogliano andare a finire: forse vogliono mandare l’esercito magari agli ordini del prefetto?”.

LA GIUNTA VERSO UN DOCUMENTO DI SOLIDARIETA’

Intanto, gli assessori comunali dell’Aquila si stanno rincorrendo in un tam tam telefonico dopo le minacce di sospensione e rimozione al sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente.

Secondo quanto appreso da AbruzzoWeb, l’intento è quello di riunirsi per stilare un documento di solidarietà al primo cittadino, a cui il prefetto Francesco Alecci ha intimato di sospendere la sua protesta sui fondi per la ricostruzione.

IL DECRETO-DIKTAT


”TURBA ORDINE PUBBLICO E SENTIMENTI DEI GIOVANI, LA SMETTA”

La protesta del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, se continuata, “potrà costituire oggetto di valutazione per la adozione del provvedimento di sospensione delle funzioni di ufficiale di governo” o addirittura “della ancor più grave sanzione della rimozione”.

Sono solo due paginette ma è un decreto severissimo quello che il prefetto dell’Aquila, Francesco Alecci, ha fatto recapitare al sindaco insorto del capoluogo, accusandolo in un passaggio addirittura di aver agito “turbando i sentimenti delle giovani generazioni”.

Un’altra notizia che viene fuori è che qualcuno si è opposto ad ammainare la bandiera italiana nelle scuole: al prefetto infatti è stato segnalato “che la stessa rimozione messa in atto presso i plessi delle scuole dell’infanzia e primarie di I e II grado è stata consentita dai rispettivi direttori e dirigenti non in tutti gli edifici”.

Cialente, scrive il rappresentante del governo, “è diffidato formalmente a porre termine con immediatezza alla condotta di cui in narrativa”, vale a dire la restituzione della fascia da sindaco al Quirinale e la rimozione dei tricolori, “riacquisendo subito la propria fascia”, tuona il prefetto.

Fascia della quale, ammonisce, “dovrà essere sempre fatto un uso rispettoso delle norme di legge vigenti”. Inoltre, a Cialente si impone anche la “immediata ricollocazione della bandiera nazionale sugli edifici pubblici di questo capoluogo dai quali essa è stata rimossa”.

Alecci ricostruisce la vicenda della furiosa protesta del sindaco spiegando di aver “preso atto dalla lettura di note di agenzia di stampa” e ammette che passando dalle parole ai fatti Cialente “ha dato seguito a quanto dichiarato”.

A informare formalmente la prefettura è stato il questore, Giovanni Pinto, tra l’altro proprio insieme ad Alecci chiamato in causa dal primo cittadino durante l’infuocata conferenza stampa, che “ha comunicato la accertata rimozione delle bandiere tricolori”. Un repulisti operato “da personale dell’ufficio tecnico comunale presso tutte le sedi degli uffici comunali e delle delegazioni”.

Ma per Alecci “la condotta del sindaco mette a rischio il tranquillo e ordinato svolgersi dei rapporti interni alla comunità locale, creando potenziali turbative all’ordine e alla sicurezza pubblica come dimostrato dall’opposizione da parte dei dirigenti scolastici alla rimozione”.

E poi, “l’alto ruolo istituzionale svolto dal sindaco quale capo della amministrazione comunale e ufficiale di governo impone un uso corretto e conveniente della fascia tricolore, in modo da non scalfire nell’immaginario collettivo il principio costituzionale dell’unità e indivisibilità della Repubblica”.

Di qui l’ultimatum: o torna tutto com’era, bandiere al vento e fascia al petto, oppure Cialente sarà sospeso e se insiste rimosso.

LE REAZIONI


BRUCCHI: ”FA BENE A PROTESTARE MA IL TRICOLORE E’ UN SIMBOLO”

“Riconsegnare la fascia può essere un segno per convogliare l’attenzione di Giorgio Napolitano sulla problematica della ricostruzione, ma il tricolore è il simbolo della nazione e credo debba continuare a sventolare nei balconi e nelle sale delle istituzioni”.

Così il sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, parlando ad AbruzzoWeb scinde a metà la sua valutazione della protesta del ‘collega’ Massimo Cialente, premettendo che “non mi permetto di giudicare quello che ha fatto”.

Detto delle modalità, per il sindaco teramano Cialente “ha ragione a protestare, i soldi per la ricostruzione servono perfino a noi, figurarsi all’Aquila, che ha bisogno di tantissime risorse. Ci ho anche studiato, mi sento legato a questa città”.

Sulla carenza di fondi Brucchi va all’attacco ricordando che “il governo Monti ha ridotto veramente ai minimi termini i Comuni: abbiamo difficoltà tutti i mesi ad avere risorse per pagare gli stipendi, le partecipate e i fornitori. Si è voluta fare la spending review solo sulle nostre spalle, a livello centrale nulla”.

“Se a questo aggiungiamo i fondi negati a una città che ha bisogno di rinascere, stiamo proprio toccando il fondo”, conclude. (alb.or.)

DI PRIMIO: ”SI’ ALLA FASCIA RIDATA, NO AI TRICOLORI AMMAINATI”

“Appoggio il gesto della riconsegna della fascia, ma non quello della rimozione dei tricolori dagli uffici pubblici”.

Il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, appoggia solo a metà il ‘collega’ primo cittadino dell’Aquila, Massimo Cialente, nella sua scelta di una protesta dura nei confronti di uno stato che ha “abbandonato L’Aquila al suo destino negli ultimi mesi”, come ha dichiarato l’altro ieri in una conferenza stampa convocata d’urgenza.

“Io credo che sia una protesta comprensibile, ma trovo eccessivo e anche fuori dal contesto storico e politico che viviamo il gesto di togliere il tricolore e per questo non posso appoggiarlo – ha detto Di Primio – Capisco la sua posizione con una città in ginocchio, ma per il bene della città sarebbe stato più utile chiamare a raccolta sotto il tricolore quanti possono fare qualcosa, piuttosto che toglierlo e urlare le colpe”.

Un gesto forte che tutto sommato “ci sta politicamente, ma non istituzionalmente – ha precisato – Noi sindaci gestiamo le fasce e se dobbiamo far sentire la nostra voce, le diamo indietro perché sono il simbolo che ci distingue, ma non togliamo le bandiere. Questo è un messaggio negativo nei confronti di quelli che ci vedono come esempio da seguire”.

Non si può rinunciare ai simboli dello stato, secondo Di Primio, che vede la rimozione dei tricolori come “un atto di rabbia e poco ragionato”, appoggiando invece quello della riconsegna della fascia quando “viene impedito a un sindaco di esercitare il suo ruolo”. Marianna Galeota

CHIODI: ”SPOSTA ATTENZIONE DAI PROBLEMI VERI, E’ UN MAESTRO”

“È un maestro Cialente nello spostare l’attenzione dai problemi veri”.

È il commento a caldo del presidente della Giunta regionale, Gianni Chiodi, ex commissario per la ricostruzione, sullo scontro istituzionale in atto tra il Comune dell’Aquila e il governo nazionale dopo che il prefetto del capoluogo, Francesco Alecci, ha inviato un decreto al primo cittadino Massimo Cialente, intimandogli di riprendere la fascia tricolore e ripristinare le bandiere nelle sedi comunali.

Chiodi cambia atteggiamento, tornando critico dopo che ieri, pur non lesinando critiche alla ricostruzione affidata agli enti locali, definita “un fallimento”, aveva spezzato una lancia per Cialente: “Non va lasciato solo”.

“Prima o poi Cialente dovrà capire che per la ricostruzione dovrà organizzare la macchina comunale con un lavoro duro, con l’organizzazione e con la capacità – prosegue Chiodi – Cialente deve capire che la ricostruzione non è un gioco politico o la ricerca della vetrina. Prima o poi lo dovrà capire, speriamo che non sia troppo tardi per gli aquilani”.

MASCIA: ”PER IL DRAGAGGIO NON HO RICONSEGNATO LA FASCIA…”

“È un modo soggettivo di interpretare l’istituzione, ma non sono affatto solidale con il gesto di Cialente”.

Interpellato da AbruzzoWeb, il sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia, seppur “vicino da un punto di vista umano” al suo collega aquilano, non fa sconti al primo cittadino Massimo Cialente che due giorni fa, esasperato da una ricostruzione bloccata e dalla mancanza di fondi, ha riconsegnato la fascia di sindaco al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e rimosso i tricolori dagli uffici pubblici dell’Aquila.

Un gesto, quello di Cialente, che va “in controtendenza rispetto al ruolo di istituzione” secondo Mascia, che puntualizza: “il sindaco dell’Aquila mi ha criticato perché, a suo avviso, avrei dovuto riconsegnare la fascia anch’io per la vicenda del dragaggio del porto, ma non lo farò, anche se è una vicenda che ha molta rilevanza per la mia città”.

Le istituzioni devono “ragionare, mediare, e dialogare con le altre istituzioni, anche alzando la voce”, ammonisce Mascia secondo il quale il gesto di Cialente non è “affatto apprezzabile da un punto di vista istituzionale”. Marianna Galeota

LEGNINI: ”INCONTRO CON LETTA PER CHIARIRE E RISOLVERE”

“Domani mattina Massimo Cialente sarà a Roma per parlare con il premier Letta”.

Lo fa sapere il sottosegretario con delega all’Editoria Giovanni Legnini (Pd), confermando quanto anticipato da AbruzzoWeb.

“L’incontro – spiega l’unico rappresentante abruzzese nella compagine governativa – è stato organizzato per chiarire e risolvere la situazione”.

PEZZOPANE: ”ALLARMANTI LE MINACCE DEL PREFETTO AL SINDACO”

“Faccio appello al Prefetto dell’Aquila affinché intervenga, in prima persona, non per ipotizzare la rimozione del Sindaco, ma perché contribuisca a rimuovere, con la sua autorevolezza, le cause della protesta del Sindaco, cioè il blocco delle risorse e la mancanza di nuovi fondi per la ricostruzione dell’Aquila”.

Lo afferma la senatrice Stefania Pezzopane, che esprime tutta la sua solidarietà al Sindaco Massimo Cialente.

“Il decreto del Prefetto, con cui diffida il Sindaco Cialente a porre fine all’azione di protesta, è preoccupante. L’allarme del Sindaco, che con il clamoroso gesto di rimuovere la bandiera nazionale dagli uffici pubblici, ha voluto alzare la guardia sulla mancanza di risorse per la ricostruzione dell’Aquila, è stato condiviso dalla gran parte delle forze politiche e dai massimi rappresentanti delle istituzioni abruzzesi – sottolinea la Pezzopane – Persino i presidenti di Regione e Provincia, che in altre circostanze hanno spesso polemizzato con l’Amministrazione comunale, hanno avuto modo di apprezzare e condividere quel grido d’allarme”.

Un grido d’allarme, a seguito del quale, prosegue, “uffici e strutture inermi da mesi, hanno cominciato ad attivarsi. In questi giorni febbrili, in cui ci stiamo adoperando in maniera incessante affinché si rimuovano le cause che hanno indotto il Sindaco a prendere una decisione così drastica, trovo allarmante che il Prefetto dell’Aquila diffidi un sindaco legittimamente eletto e ipotizzi la sospensione delle sue funzioni – sbotta – un provvedimento che di solito si riserva ad amministrazioni colluse con la mafia. Non può essere scambiato un grido d’allarme per turbativa dell’ordine pubblico”.

“Questo viene turbato, al contrario, dall’inerzia di parti dello Stato, che non provvedono ad inviare le necessarie risorse per la ricostruzione. Viene turbato dalla crisi economica e sociale, dall’impossibilità a tener fede  e a rispettare i bisogni dei cittadini – prosegue ancora – Sulla questione sto per presentare un’interrogazione urgente al Presidente del Consiglio, per chiedere se il governo condivida quanto si afferma nella missiva del Prefetto e cosa intenda fare per rimuovere le cause della protesta. Chiedo al governo di prendere subito posizione su questa incresciosa situazione”.

“Inoltre consegnerò al presidente del Senato Grasso l’atto con cui il Prefetto dell’Aquila diffida il Sindaco – assicura in conclusione – Penso che in questo momento sia necessario il massimo livello di dialogo tra lo Stato e chi lo rappresenta e il Comune dell’Aquila e la sua componente istituzionale”.