PESCARA – La richiesta di una bottiglia di birra, poi la discussione per quelli che, in una nota della Questura di Barletta-Andria-Trani, vengono definiti “futili motivi”.
Nella tragedia che lunedì scorso ha portato alla morte del 43enne Giuseppe Tupputi, ucciso a colpi di pistola nel suo bar alla periferia di Barletta, non è difficile rintracciare analogie con quanto avvenuto il giorno prima, domenica scorsa, a Pescara, quando al culmine di un’altra lite, in questo caso sulla “salatura degli arrosticini”, un 29enne ha sparato a un giovane cuoco di un ristobar, in pieno centro.
Due vicende simili per molti aspetti, seppur dagli esiti diversi, che hanno profondamente scosso l’opinione pubblica.
E mentre a Pescara migliorano le condizioni del cuoco di 23 anni Yelfry Guzman ferito – i medici dell’ospedale “Santo Spirito” hanno sciolto la prognosi riservata ed è stato giudicato guaribile in 60 giorni – una tragedia ancora più grande ha travolto la famiglia di Tupputi, con la moglie che ha chiesto aiuti concreti per andare avanti: “Non so da dove cominciare”, ha dichiarato la donna tramite il suo legale.
Si è avvalso della facoltà di non rispondere dinanzi al Gip per l’interrogatorio di garanzia il 32enne Pasquale Rutigliano, fermato l’altro ieri per l’omicidio di Tupputi.
L’uomo, assistito dal suo difensore, Claudio Cioce, è stato ascoltato per l’interrogatorio di garanzia dal gip del Tribunale di Trani che ha convalidato il fermo: “Aspetteremo ulteriori indagini che verranno svolte dalla Procura – ha aggiunto l’avvocato – e decideremo qual è la
strada da intraprendere”.
“C’è una persona che è deceduta e ci sono anche i familiari e penso che in questo momento siano particolarmente sofferenti – ha concluso Cioce – e non vorrei rendere ulteriori dichiarazioni, il processo lo faremo nelle aule di giustizia”.
Sul caso di Pescara ieri ha parlato anche il legale di Federico Pecorale, il 29enne accusato di aver sparato al giovane cuoco: “Il mio assistito è distrutto perché si è reso conto di quello che è accaduto”, le parole dell’avvocato Florenzo Coletti.
Il 29enne rinchiuso nel carcere di Ancona (trasferito da quello di Pesaro), deve rispondere di tentato omicidio aggravato dai futili motivi e porto abusivo d’arma.
Sul ferimento del ragazzo, l’avvocato ha detto che il suo assistito “è rimasto molto colpito. Mi ha chiesto come stava e quando gli ho detto che, dalle notizie che ho, sembra fuori pericolo si è messo a piangere e ha alzato gli occhi in su”.
Sul movente “la causa scatenante – ha detto il difensore – è la questione degli arrosticini salati male. Il problema sorge semplicemente sulla salatura. Raccontare questa storia è paradossale, ma in realtà tutto nasce da una cattiva salatura di questi arrosticini che scatena una discussione. Questo lo dice il teste che era presente, quindi la ragazza che ha assistito e ha riferito proprio questo e cioè che fra i due c’è stato comunque uno scambio di opinioni, anche abbastanza importante. Ecco perché mi viene da pensare a tante altre cose, che però devo verificare”.
Relativamente alla pistola, l’avvocato Coletti ha aggiunto che Pecorale la possiede da diversi anni: “L’ha sempre portata con se perché aveva paura. Ha una disabilità anche fisica. Aveva paura di essere preso in giro. Ha questa pistola ormai da anni, ma non l’ha mai utilizzata e l’ha sempre portata con sé”.






