L’AQUILA – Ronde notturne sempre più frequenti di cittadini e agricoltori di Barisciano (L’Aquila) per tenere sotto controllo i branchi di decine di cinghiali che da oltre un mese assediano le colture del paese aquilano, arrivando fino alle case periferiche del centro abitato.
“Una e vera e propria piaga” che sta distruggendo cereali, zafferano e patate, fiore all’occhiello dell’agricoltura del piccolo centro del capoluogo, famoso nel comprensorio per la sua sagra ultratrentennale.
“Molti di noi sono costretti a tenere sotto controllo i campi durante tutta la notte. La popolazione non ne può più”, afferma ad AbruzzoWeb Gabriele Bernardi, imprenditore agricolo, che non esclude che qualcuno “di propria iniziativa ed esasperato possa cominciare a sparare” sugli ungulati.
Bernardi, insieme ad un altro agricoltore del paese, Daniele Pacifico, ha promosso una raccolta firme per chiedere a Comune, Provincia e Regione Abruzzo un “intervento rapido di abbattimento di questi animali che stanno mettendo a dura prova il raccolto di molti agricoltori della zona”.
Una raccolta firme che potrebbe velocizzare i tempi dell’intesa raggiunta ieri sull’abbattimento selettivo dei cinghiali, tra la Provincia, la polizia provinciale, le associazioni agricole di Cia, Cospa, Coldiretti, Copagri e Confagricoltura, gli Ambiti territoriali di caccia di Roveto, Carseolano, Avezzano e il servizio veterinario della Asl.
Nei prossimi giorni, infatti, gli agenti provinciali in collaborazione con le Atc, inizieranno l’operazione di abbattimento nelle zone della provincia aquilana maggiormente colpite, che di volta in volta verranno segnalate dagli stessi agricoltori.
Un pericolo non solo per le colture delle zone di Barisciano, Poggio Picenze, Castelnuovo, San Pio e Navelli ma anche per gli automobilisti di transito sulla strada statale 17, come spiega Bernardi: “I cinghiali ormai non hanno più paura nemmeno delle macchine, scendono in branchi di 50 dalla vicina montagna, attraversando la strada e distruggendo tutto quello che incontrano, anche le recinzioni, oltre a mangiare patate e grano”.
Le firme raccolte, già oltre 400, saranno consegnate al Comune, alla Provincia e alla Regione nei prossimi giorni, insieme ad una petizione “affinché ci si muova nel più breve tempo possibile per risolvere una situazione critica che sta mettendo in ginocchio molti agricoltori – conclude – Il nostro è un lavoro in cui non si guadagna molto e, inoltre, i rimborsi che ci vengono dati per le colture danneggiate arrivano a stento al 50%”.





