BARETE – Il comune di Barete (L’Aquila), si trova a 13 chilometri dal capoluogo di regione, quanto basta per essere a un passo dalla città, ma al contempo godere dell’armonia di un piccolo borgo nascosto tra le montagne.
Rientra nel territorio del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ed è per questo motivo che la sua popolazione, 700 anime, d’estate si quintuplica: i turisti, affascinati dalle bellezze della natura, arrivano copiosi per ammirare il paesaggio e respirare l’aria pura.
Anche qui, però, è arrivata la mano distruttrice del terremoto, a sconvolgere un’economia che era principalmente basata sul turismo.
A parlarne è il sindaco, Leonardo Gattuso, che, con toni pacati, ma determinati, racconta della sua terra, delle cose già fatte e delle aspettative future.
Quante vittime e quali danni ha fatto il terremoto?
Fortunatamente non abbiamo avuto nessuna vittima, ma gli edifici danneggiati sono stati tanti.
A riportare gravi danni sono state soprattutto le case in centro storico, che sono le più vecchie, ma anche gli edifici pubblici si sono lesionati.
Per esempio una scuola elementare, gravemente danneggiata, è stata abbattuta e già ricostruita con il finanziamento del Senato, è stato un grande successo, i lavori sono stati veloci e i tempi sono stati rispettati, tra poco la inaugureremo, ma i bambini già la frequentano.
La scuola è una costruzione moderna e completamente antisismica: abbiamo ricominciato dai bambini, abbiamo voluto immediatamente restituire loro un posto dove poter crescere e imparare, è stata una gioia immensa per tutta la comunità.
Com’ è stata risolta l’emergenza abitativa?
Si è deciso di procedere parallelamente utilizzando due strategie: costruire alloggi provvisori per chi aveva la casa che versava in pessime condizioni (case “E” e “F”), e dare direttive precise a chi voleva rientrare nella sua dimora, non troppo danneggiata (case “A”, “B”, “C”), facendo i lavori.
Abbiamo, quindi, costruito 18 Map (moduli abitativi provvisori) e sono stati i primi a essere inaugurati. Ospitano gli sfollati già da fine ottobre 2009, mentre molti alloggi sono stati accomodati e riconsegnati ai legittimi proprietari.
A oggi, tutti gli aventi diritto sono ospitati nei Map e l’80 per cento delle case “A”, “B” e “C” è tornato agibile.
Quali sono le condizioni della “zona rossa”? Potrà essere ristretta a breve?
Sono già state fatte alcune riperimetrazioni, ma è nostro obiettivo muoverci velocemente per evitare che il degrado degli agenti atmosferici peggiori ancora di più la situazione di case già precarie.
Stiamo, quindi, presentando un piano di ricostruzione in Comune. Entro la fine del mese di gennaio i cittadini hanno deciso gli aggregati obbligatori e hanno incaricato i progettisti, che entro 180 giorni dovranno presentare i progetti.
Poi si tratta solo di aspettare i tempi burocratici per svolgere le pratiche necessarie, ma tutto sommato sono abbastanza ottimista, anche perché diverse parti della “zona rossa” sono state già riaperte.
A oggi qual è il problema più urgente da affrontare?
Per quanto riguarda le abitazioni non c’è alcun problema specifico. Devo ammettere che sono stato un sindaco abbastanza fortunato, perché ho ricevuto i finanziamenti velocemente e altrettanto celermente sono state costruite nuove strutture.
Abbiamo anche messo a disposizione dei cittadini aquilani cento posti letto nel complesso edilizio di “Palazzo Trocchi” che, oltre a essere stato adeguato alle nuove esigenze abitative con mobili e suppellettili, ha anche un grande parco e una cappella gentilizia.
L’ unica preoccupazione che abbiamo è quella di far rifiorire il turismo. Nel periodo estivo, infatti, la nostra popolazione si quintuplicava. Molti abitanti romani che avevano la seconda casa a Barete venivano a passare qualche settimana da noi, lontani dal caos della Capitale. L’anno scorso invece sono venute poche persone, e questo è anche comprensibile: le case ancora non erano pronte ad accoglierli, poiché bisognose di accomodamenti.
Cosa vorrebbe dire al commissario per la ricostruzione?
Non ho nessuna critica da fare a Gianni Chiodi, non bisogna strumentalizzare politicamente ogni decisione che prende il commissario, sono le amministrazioni che devono essere attive.
Un unico appunto che posso fare è per quanto riguarda l’affidamento dei piani della ricostruzione, non dovrebbero essere dati solo all’Università, ma anche ai progettisti.
Quanto ci vorrà per ricostruire il suo paese?
Non si possono azzardare date precise, quando sarà approvato il piano di ricostruzione si saprà con certezza anche la tempistica della ricostruzione, sempre nel rispetto dei tempi burocratici.



