ROMA – L’esame è di quelli da non impensierire viste le credenziali scientifiche e professionali del candidato il quale dovrà occuparsi di prove ben più ostiche sin da subito: la crisi del debito sovrano, i riflessi su banche ed economia reale. La candidatura di Ignazio Visco passerà domani al vaglio del Consiglio Superiore della Banca d’Italia al termine della riunione ordinaria dell’organismo ma sull’esito favorevole non ci sono dubbi. Lo stesso consigliere anziano Paolo Blasi ha infatti anticipato il suo giudizio fortemente positivo sul nome che il premier Silvio Berlusconi ha prima anticipato al Capo dello Stato e poi scritto nella lettera inviata, come da procedura, al Consiglio. Già in settimana, dopo il parere dell’organismo, la candidatura di Visco passera’ al vaglio del consiglio dei ministri per essere poi inoltrata al Presidente della Repubblica cui spetta il decreto di nomina.
La scelta compiuta da Berlusconi all’ultimo minuto lascia a Visco ben poco tempo per il passaggio delle consegne e questo fine settimana il banchiere lo sta passando a Via Nazionale. Ma il futuro governatore della Banca d’Italia non è un outsider e conosce a fondo tutti i principali dossier sia italiani che esteri. Visco ha partecipato infatti a tutti gli ultimi vertici internazionali dei diversi formati (G8-G20), è in contatto stretto con gli altri governatori nelle riunioni alla Bri e siede al tavolo per lo sviluppo organizzato dal ministro dell’economia Giulio Tremonti. La sua linea, espressa nelle ultime audizioni parlamentari sui conti pubblici (dove ha espresso la posizione della Banca d’Italia) non si scosta da quella dell’uscente Mario Draghi il quale avrà un’ultima occasione per parlare come governatore il prossimo 26 ottobre alla giornata del risparmio organizzata dall’Acri, l’associazione delle casse di risparmio e delle fondazioni bancarie.
Mentre in Europa si discute aspramente su come fare fronte alle difficoltà del settore bancario e sul peso da attribuire ai privati nella ristrutturazioni della Grecia, in Italia le conseguenze della scarsa fiducia sui mercati stanno iniziando a pesare sul comparto. Le banche italiane che pure avevano poco contribuito alla crisi pagano costi più per la finanziarsi a causa del taglio del rating sovrano dell’Italia mentre l’economia rallenta. Una morsa che rischia di metterle in grave difficoltà nell’affrontare le ricapitalizzazioni imposte dall’Europa. I livelli di Tier1 sono al momento soddisfatti abbondantemente e dalla Grecia arriverebbero poche perdite vista la scarsa esposizione verso Atene ma a lungo andare la situazione sarebbe difficilmente sostenibile e lo sarebbe subito se l’Ue imponesse di iscrivere a valori di mercato (ora alquanto depressi) i titoli di Stato italiani in portafoglio. Questi sono infatti presenti in gran numero e immobilizzati nel medio lungo termine e quindi una loro svalutazione darebbe un colpo mortale al patrimonio innescando un circolo vizioso sul credito e l’economia.



