L’AQUILA – C’è una nuova inchiesta in procura ad Arezzo sul crac di Banca Etruria.

Il procuratore Roberto Rossi ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di truffa sulla vicenda della vendita delle obbligazioni secondarie che hanno rovinato migliaia di azionisti tra cui un migliaio nella sola Pizzoli (L’Aquila). Nel fascicolo, che contiene la documentazione presentata dalle associazioni dei consumatori Codacons e Federconsumatori e dei singoli che si sono rivolti alla magistratura, non ci sono ancora nomi di indagati.

A Pizzoli i soldi andati in fumo sarebbero tra i 7 e i 10 milioni di euro. 

Si tratta della quarta inchiesta che riguarda Banca Etruria, dopo quelle sulle false fatturazioni, per ostacolo alla vigilanza e sul conflitto di interessi di alcuni amministratori.

La procura vuole dunque verificare se i risparmiatori che hanno acquistato le obbligazioni subordinate avessero il “profilo” giusto, secondo la banca, per essere considerati investitori a tutti gli effetti, cioè se avessero le caratteristiche di veri destinatari di un tipo di obbligazioni più appropriate per chi è cosciente di assumersi un certo livello di rischio.

Non è escluso che a questo proposito la procura possa acquisire la documentazione preliminare all’acquisto delle obbligazioni secondarie da parte di clientela retail.

Il Codacons ha intanto presentato formale richiesta di costituzione di parte offesa e contestuale richiesta di sequestro presso la nuova banca delle somme perse dai risparmiatori.

Questi ultimi, per ora, sarebbero meno di una decina, ma soprattutto adesso che l’inchiesta per truffa è partita, alla procura aretina ne attendono molti di più.

Su Rossi, intanto, il Csm ha aperto un fascicolo per verificare eventuali profili di incompatibilità con la titolarità delle inchieste su Banca Etruria per il suo incarico di consulente del Dipartimento Affari Giuridici e Legislativi di Palazzo Chigi, peraltro autorizzato dallo stesso Csm.