CHIETI – “Caro Bruno, è fondamentale per noi che tu sappia che ti sosterremo qualunque decisione andrai a prendere e che potrai sempre contare sul nostro appoggio materiale e morale, sul nostro impegno e sulla nostra determinazione a portare avanti i principi alla base del lavoro profuso in questi anni da tutto il gruppo”.
Lo stralcio è quello preso da una lettera inviata all’ex vice sindaco di Chieti Bruno Di Paolo, coordinatore di Giustizia Sociale, in cui i suoi candidati e sostenitori gli assicurano piena fedeltà “qualunque decisione” avrebbe preso per il ballottaggio.
SI può immaginare, dunque, che la lettera sia stata data a Di Paolo prima della decisione di apparentarsi con il candidato di centrosinistra Luigi Febo e che Di Paolo abbia voluto renderla nota solo adesso, pubblicandola su Facebook, forse per rispondere ai tanti che mettono in dubbio che lui possa contare ancora sui voti che le sue tre liste hanno riportato al primo turno.
Nella lettera, però, i sostenitori di Di Paolo, pur avendogli assicurato fedeltà su qualsiasi posizione, dicono chiaramente che non vogliono sostenere il sindaco uscente Umberto Di Primio.
“Con questa lettera tutti noi, amici di Giustizia Sociale – si legge – insieme con i sostenitori del partito e con tutti i candidati nelle tre liste in appoggio alla tua candidatura a sindaco di questa città ti vogliamo esprimere la nostra opinione in merito alla possibilità di creare un apparentamento con uno dei due candidati sindaco interessati al ballottaggio”.
Il passaggio fondamentale è quello in cui si auspica che ci sia un apparentamento ufficiale, “secondo i termini previsti dalla legge e comunicato alla cittadinanza attraverso gli organi di stampa”, auspicio che va di pari passo con la speranza che l’apparentamento non sia con Di Primio.
Insomma, questa lettera avvalorerebbe la scelta successiva fatta dal leader di Giustizia Sociale che, a questo punto, non avrebbe fatto altro che seguire la volontà della sua base.
Il sindaco viene bocciato innanzitutto “per la sola sua condizione di indagato per corruzione”, una condizione che fa sì che “non può rappresentarci e rappresentare l’operato delle persone di Giustizia Sociale che credono nei principi fondamentali di lealtà e onestà”.
Ma l’attacco per l’indagine sul Megalò non basta ai rappresentanti di Giustizia Sociale, che infatti dopo spostano il bersaglio polemico sul piano amministrativo: “Da semplici cittadini abbiamo inoltre avuto modo di constatare il costante processo di degradamento e di impoverimento della nostra bellissima città nei cinque anni di governo del signor sindaco uscente che speriamo vivamente abbia fine con un cambiamento radicale e con una scelta cosciente”.
“Ti rimettiamo un elenco di dieci punti – conclude la lettera – per i quali ti preghiamo di non appoggiare Di Primio e ci affidiamo alla tua esperienza, alle tua capacità di politico e al tuo essere un cittadino onesto per decisione che sappiamo sarà quella più giusta per il futuro del nostro partito, della nostra città e dei nostri concittadini”.
Nei dieci punti si va dall’indagine all’aver cacciato Di Paolo dalla sua Giunta, “una macchia incancellabile” che i sostenitori di Di Paolo hanno sentito come uno “sputo in faccia ai 2.500 elettori di Giustizia Sociale”.
Tra i motivi ci sono anche il fatto che “lascia in eredità una città sporca, deturpata nell’immagine e abbandonata a se stessi” e il fatto che “in questi cinque anni più e più volte Di Primio ci ha fatto vergognare di averlo come primo cittadino” e a questo proposito di parla soprattutto del caso dell’ex assessore Ivo D’Agostino e dell’indagine che lo ha visto protagonista “Sex for House”.
“5 anni di amministrazione che hanno determinato la morte di Chieti”, compreso la “Chieti calcio”, si legge ancora, “si è assistito a un innalzamento del numero di locali chiusi” a fronte della “proliferazione di grandi centri commerciali”, il riferimento è proprio ai cloni del Megalò da realizzare a Santa Filomena, di cui si è interessata appunto la magistratura.
Si continua con la mancanza di attenzione al decoro urbano, ai problemi del lavoro e della vallata industriale, a quello della mancanza di parcheggi e, infine, al sostegno del turismo.
Si chiude con un undicesimo motivo, che in verità abbiamo sentito più e più volte proprio da Di Paolo in persona: “Di Primio è stato il peggior sindaco che la città abbia mai avuto”.
La firma è soltanto un generico “Fedelmente, gli amici ed i sostenitori di Giustizia Sociale”.





