L’AQUILA – Dopo i 13 arresti, a carico di minori e neomaggiorenni di cui 6 in carcere e 7 in comunità, e 30 indagati, arrivano anche 23 daspo Willy, per giovanissimi coinvolti nell’inchiesta della Procura dell’Aquila, che ha smantellato una vera e propria gang, composta da ragazzi tra i 15 e i 19 anni, originari di Kosovo, Moldavia, Albania, Bosnia, e anche da due italiani e due aquilani, alcuni dei quali ospiti di comunità, con un leader riconosciuto e temuto, un 19enne kosovaro.
E’ stato reso noto in una conferenza stampa convocata questa mattina in questura a L’Aquila.
I provvedimenti, firmati dal questore dell’Aquila Enrico De Simone, sono della durata da un massimo di 36 a un minimo di 18 mesi, riguardano alcuni dei 13 sottoposti a misure cautelari (arresto in carcere, ai domiciliari e inserimento in comunità) e dei 30 indagati nell’operazione dei giorni scorsi contro il crimine minorile svolta dalla Squadra Mobile e dalla Compagnia dei Carabinieri e diretta dal Procuratore della Repubblica per i Minorenni dell’Aquila.
I Daspo emessi vietano di frequentare, con diversi tempi di restrizione e numeri di luoghi interdetti, 7 scuole del capoluogo e fino a 62 locali del centro storico, tra bar, pub e attività pubbliche, teatro di spaccio, risse e aggressioni.
“Questo provvedimento dimostra che la prevenzione e la repressione camminano in contemporanea – continua il questore -. Abbiamo emesso il provvedimento d’urgenza per il pericolo di reiterazione dei reati quando finirà il periodo del provvedimento cautelare. I Daspo riguardano a vario titolo sia i detenuti in carcere, quelli in comunità e quelli ai domiciliari, sia alcuni degli indagati. Vogliamo garantire la tutela dei minori nell’ambito delle scuole e la ‘movida’ natalizia che a breve inizierà. L’Aquila merita il divertimento in tranquillità. Se le regole vengono violate allora interveniamo. Ad esempio noi, Polizia, da protettori degli aggrediti siamo diventati
oggetto degli stessi aggressori”. Il Questore ha fatto riferimento alle aggressioni subite dalle pattuglie in servizio di notte nei mesi estivi.
“Tutto ciò deve finire. Lavoreremo affinché la città sia sicura. Il Comitato di ordine e sicurezza pubblica della Prefettura mantiene in campo un dispositivo interforze per la sicurezza pubblica” ha concluso il Questore.
La gang era unita dallo scopo “dello smercio di stupefacenti e dell’uso della violenza come mezzo di affermazione, di conquista dell’egemonia necessaria a farsi rispettare e a far rispettare il pagamento degli stupefacenti ceduti a credito”, e che tra il gennaio 2021 a questa estate si è resa protagonista di atti persecutori, violenze, estorsioni, risse.
A imprimere una svolta all’inchiesta della Procura della Repubblica presso Tribunale per i Minorenni, l’esistenza di un pentito, un minorenne di origine cauasica, finito “ostaggio” in particolare dal gruppo degli albanesi della gang, capitanata da A.D., il leader kosovaro ora di 19 anni, già noto alle forze dell’ordine.
La gang temeva che il ragazzo potesse fare confidenze alla polizia, da qui le ripetute minacce, e soprattutto l’ordine di continuare a spacciare droga ed anche di partecipare alle spedizioni punitive di recupero crediti, di solito poche decine di euro. La vittima, dopo crisi d’ansia, disturbi depressivi e attacchi di panico certificati in ospedale, cambia città. Poi ha trovato la forza di vuotare il sacco con le forze dell’Ordine.
Gli altri arrestati, oltre il giovane boss sono D.B., 19 anni, K.O, 19 anni, G.L., 18 anni, C.F., 17 anni, A.P., 18 anni.
Altri sette, di 16 ai 18 anni, sono stati invece collocati in comunità.
Gli arrestati sono assistiti dagli avvocati Francesco Valentini, Mauro Ceci, Giulio Agnelli, Chiara Camponeschi.
L’indagine è stata coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni che si è avvalsa del contributo di Carabinieri e Polizia di Stato. Gli organi di polizia giudiziaria hanno operato in stretta sinergia mediante il compimento di attività tradizionali, nonché di complesse attività di intercettazione e videoriprese, che hanno consentito di far luce su uno spaccato estremamente allarmante e di ostacolare un percorso criminale in evoluzione.
I soggetti raggiunti da ordinanze cautelari, sono accusati di aver promosso attività dirette a creare forme di predominio su altri coetanei, di controllo di porzioni di aree urbane, di smercio professionale di sostanze stupefacenti in zone sensibili, in prossimità di scuole, di scontro con altri gruppi antagonisti di minori, verificatisi in diverse zone centrali del capoluogo.
Luoghi d’elezione per lo spaccio il polo scolastico di Colle Sapone, i vicoli del centro storico, i locali della movida, il terminal di Collemaggio.






