L’AQUILA – Autunno caldo a palazzo dell’Emiciclo, dove la maggioranza di centrosinistra vacilla dovendosi guardare, più che dall’opposizione, soprattutto dalle tensioni interne.
Sintomi del malessere le manovre per sfiduciare il presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, che ha tra i promotori quelli di Abruzzo civico, l’assessore Andrea Gerosolimo e il consigliere Mario Olivieri, e anche altri esponenti di centrosinistra, che restano però nell’ombra. I rapporti oramai di aperta ostilità in Giunta tra il l’assessore piddino Donato Di Matteo, e il presidente della Regione Luciano D’Alfonso, bersagliato anche da una lettera di proteste, che medita un rimpasto.
Un fattore deflagrante, in questo scenario incerto, potrà essere paradossalmente un successo che in teoria il presidente D’Alfonso avrebbe potuto e dovuto appuntarsi al petto: la fine, dal 30 settembre scorso, del commissariamento della sanità abruzzese, prima tra le otto regioni italiane uscite dalla “tutela” governativa dopo ben 9 anni di tutoraggio romano.
La materia sanitaria è tornata, infatti, ora, nelle competenze del Consiglio regionale. Materia incandescente, però, visto che la dolorosa applicazione del Piano di riordino della rete ospedaliera prevede declassamenti e tagli di reparti in molti nosocomi abruzzesi, e quello che più conta per molti consiglieri di maggioranza, proprio nei loro territori e bacini elettorali.
E c’è chi pensa di poterne stravolgerne l’impianto e i severi obblighi concordati con il governo, non solo come è scontato, tra le file dell’opposizione.
Caso emblematico sono le ripetute prese di posizione per esempio di Olivieri, sempre lui, che ha annunciato un’interrogazione nella quale chiede se l’ospedale di Atessa (Chieti) avrà lo stesso trattamento degli ospedali di Penne e Popoli (Pescara), che hanno goduto di una rimodulazione che prevede l’attivazione di un servizio di chirurgia programmata. Lasciando insomma intendere che si stanno applicando due pesi e due misure.
Olivieri ha anche espresso contrarietà alla realizzazione del nuovo policlinico di Chieti-Pescara, attraverso il project financing della Maltauro, chiedendo priorità per gli interventi nei nosocomi chietini, soprattutto quello della sua Vasto.
Prese di posizioni eretiche rispetto alla linea della maggioranza a cui, interpellato da AbruzzoWeb, risponde il coordinatore del centrosinistra in Consiglio regionale Camillo D’Alessandro, Partito democratico. Anche lui della provincia di Chieti, che diventa centrale in questo scontro, visto che chietini sono anche l’assessore alla sanità Silvio Paolucci e, nell’opposizione, il consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo, oltre al parlamentare Fabrizio Di Stefano, anche lui forzista, alla capogruppo del Movimento 5 stelle Sara Marcozzi, tutti pronti alla battaglia contro il Piano di riordino sanitario, per non parlare del project finacing della Maltauro.
D’Alessandro, nel ruolo di pompiere, fa osservare a Olivieri, ma non solo a lui, che “l’autonomia del Consiglio, il suo margine di manovra, si muove entro due paletti, quello delle coperture finanziarie e quello del rispetto del Piano di riqualificazione sanitaria concordato con il governo”. Ovvero: non vi venga in mente che siamo liberi di decidere chissà che cosa, il cronoprogramma delgi interventi è stato deciso dal governo e resta tale.
“Un provvedimento legislativo – chiarisce ancora meglio D’Alessandro – che dovesse prevedere, faccio un esempio, una decima pediatria, rispetto alle nove previste dal piano di riqualificazione, sarebbe impugnata dal governo. Se poi si dovessero sforare i rigidi parametri finanziari, allora addirittura l’Abruzzo rischia di tornare commissariato”.
E replicando direttamente a Olivieri, spiega che “vedremo nel merito i contenuti della sua interrogazione. Per quanto riguarda il project financing, ritengo che Olivieri abbia l’attrezzatura intellettuale adeguata per comprendere che le cose sono collegate, non ci sarà nessuna sottrazione di risorse da altri territori, in primis quello di Chieti”.
Non va poi dimenticato che, anche per sottolineare le sue distanze dalle politiche sanitarie della Regione, Olivieri alle elezioni amministrative di maggio con la lista civica Il Nuovo faro ha candidato a sindaco Edmondo Laudazi, in competizione con il candidato del centrosinistra Francesco Menna, poi diventato sindaco. E che con l’assessore Gerosolimo e Luciano Monticelli del Pd, sempre lui ha provocato nell’estate 2015 una crisi di governo, dove tra gli oggetti del contendere c’erano anche, manco a dirlo, le politiche sanitarie. Oltre a essere uno dei fautori della nuova e attuale crisi.
Conflitti che potrebbero nuovamente esplodere, alimentati proprio dai nefasti effetti di un Piano di riqualificazione che, come elemento portante e più controverso, prevede 7 ospedali di primo livello, di cui 4 sede di discipline di riferimento per reti della patologia complesse, e un unico ospedale di secondo livello, il top, attraverso l’aggregazione funzionale degli ospedali di Chieti e Pescara.
D’Alessandro, consapevole di che cosa stia bollendo in pentola. invoca uno stop alle istanze localistiche, seppur comprensibili, a difesa dei piccoli ospedali, e dei singoli reparti.
“In Consiglio, anche se non siamo d’accordo, dobbiamo fare un dibattito che si nutra anche dei punti di vista del territorio – auspica il coordinatore – ma dobbiamo dire la verità ai territori, non bisogna creare illusioni irrealizzabili, che superano i limiti imposti dal Piano”.
“Dobbiamo spiegare che è un bene per tutti spostare l’asse dalla mera difesa del’esistente, di questo o quel presidio, alla creazione di una nuova organizzazione, decongestionando gli ospedali e assicurando su tutti i territori i servizi di diagnostica, esami e riabilitazione, e in questo modo, tengo a sottolineare, si riuscirà anche ad abbattere le liste di attesa e la mobilità verso altre Regioni”, conclude. Filippo Tronca





