L’AQUILA – “Ci sono ancora 370 persone che aspettano di ricevere in pagamento le indennità di esproprio per i loro terreni nel comune di Colledara, per un valore di 2 milioni di euro, dopo la bellezza di sessantanni dalla realizzazione dell’autostrada A24-A25, con il governo e l’Anas che hanno sempre risposto con un muro di gomma alle nostre legittime richieste”.
Mentre tutti gli occhi sono puntati sulla vicenda dei risarcimenti del Ministero delle Infrastrutture a Strada dei Parchi, dopo la revoca della concessione in danno da parte del governo di Mario Draghi di un anno fa, l’avvocato Giuseppe Barnabei di Colledara, in provincia di Teramo, fa emergere dal passato l’irrisolta questione delle indennità di esproprio di 100.000 metri quadrati di terreni, in un tratto di 3 chilometri della stessa Colledara, sui quali fu realizzata l’infrastruttura, inaugurata, per la cronaca, il 10 luglio 1969, con il primo tratto dal Grande Raccordo Anulare di Roma fino a Castel Madama, e poi qualche mese dopo, con l’apertura del tratto tra Torano e L’Aquila, e poi a stretto giro nel tratto teramano oltre il traforo del Gran Sasso.
Barnabei, lui stesso proprietario di un terreno, annuncia così un’azione giudiziaria al Tribunale di Teramo, e accalorandosi spiega che a rendere più intollerabile l’ingiustizia, il fatto che “catastalmente quei terreni non sono mai passati al demanio, sono tutti ancora intestati a noi proprietari, e siamo dunque noi a dover pagarci l’Imu, le quote dovute al Consorzio di bonifica. Ci sono poi problemi di eredità, e per di più il valore di quei terreni incide sull’Isee dei nuclei familiari, alzando la soglia, e impedendo in alcuni casi di godere di servizi sociali”.
Questo mentre, si accalora l’avvocato, “sui nostri terreni, lo Stato, direttamente o attraverso la concessione al privato, ha guadagnato in questo decenni dai pedaggi necessari a percorrere una autostrada che però, di fatto, è su terreni privati, i nostri, e non pubblici”.
Alla domanda, “ma perché, dopo tutto questo tempo, solo ora volete fare causa?”, Barnabei risponde: “a porre un freno nell’imboccare questa strada erano i costi elevatissimi di una azione giudiziaria contro lo Stato, e molte famiglie avevano problemi economici e non se la sono sentita, C’è stato invece un interminabile carteggio con Anas, Ministeri, presidenza del Consiglio, per cercare di risolvere la questione in modo extragiudiziale e bonaria. E sembrava che si fosse arrivati ad una svolta, nel 2022, con una disponibilità mostrata da Anas a chiudere finalmente la questione. Poi però, a bloccare tutto, è stata la revoca della concessione da parte del governo di Mario Draghi a Strada dei Parchi, che ha introdotto grandi incertezze anche relativamente alla nostra causa”.
E così i proprietari hanno deciso di rompere gli indugi, costi quel che costi, con una denuncia denuncia-esposto, anticipa Barnabei, contro io vertici dell’Anas e della direzione nazionale del Mit che si occupa di autostrade, per chiedere il pagamento dei ristori, oppure la riammissione della proprietà dei terreni, così come previsto dalle leggi in vigore, il che comporterebbe la demolizione di circa 3 chilometri di autostrada e la variazione del percorso”.






