L’AQUILA – Era stata una vicenda giudiziaria assimilata dagli stessi inquirenti e investigatori al filone dei “furbetti” del terremoto che aveva fatto scalpore visto che a essere coinvolta nelle indagini è stata una intera famiglia, con quattro componenti.

Nel corso del processo dinanzi al tribunale dell’Aquila il giudice onorario Quirino Cervellini ha assolto per non aver commesso il fatto tre dei quattro componenti della famiglia aquilana Crosta imputati in concorso tra loro del reato di truffa aggravata per il conseguimento di pubbliche erogazioni.

In particolare, Tancredo Crosta, la moglie Nella Giovanna Spaziani e la figlia Nicoletta sono stati assolti dall’accusa di aver percepito il contributo di autonoma sistemazione (Cas) senza averne diritto.

Per la stessa imputazione è stato invece condannato a 1 anno di carcere l’altro figlio, Quirino, con l’accusa di aver dichiarato falsamente in due distinti moduli di risiedere in una casa del centro storico, in realtà “affittata a terzi sin dal 2006, con continuità e fino alla notte del 6 aprile 2009”, così percependo il Cas cui non avrebbe avuto diritto perché ospite dei genitori, “inducendo in errore il Comune dell’Aquila che così erogava indebitamente” il contributo “nella misura di 13.313 euro”.

Contro questa sentenza, depositata il 19 dicembre 2014, è stato presentato ricorso in Appello nel gennaio 2015, ma la causa non approda ancora in aula.

I fatti contro Quirino Crosta, secondo il giudice, “sono indiscussi perché pacificamente documentati dalla deposizione dei testimoni dell’accusa”, oltre alla “evidenza di prova derivante dalla documentazione prodotta dal pm”.

Come si legge nella sentenza, “la condotta decettiva (ossia ingannevole, ndr) del Crosta risultava particolarmente idonea ad attuare il raggiro in quanto egli dichiarava un dato, quello della residenza anagrafica, formalmente corrispondente” alla realtà.

Al contrario, secondo il giudice, Quirino Crosta ha adottato “una complessa e articolata condotta” pur di approdare al conseguimento del Cas in particolare attraverso la “dissimulazione della precedente e costante condizione di familiare convivente in Sassa con i propri genitori”.

Per il giudice Cervellini, una “cosciente e preordinata volontà dello stesso di fornire al Comune una falsa rappresentazione della realtà” e questo senza la “consapevole partecipazione dei coimputati Tancredo Crosta e Nella Spaziani” che, infatti, anche per questo capo sono stati assolti: come si legge, “la semplice convivenza con i genitori successivamente al sisma in un manufatto abusivo (oggetto di un altro procedimento, ndr) non può di per sé attestare quella attività agevolatrice del concorso di reato”.

La seconda accusa per i due genitori e in questo caso per la figlia Nicoletta era invece quella di non avere comunicato “agli enti preposti la disponibilità di fatto di un immobile nella frazione di Sassa, di proprietà della madre di Tancredo Crosta, ma nella disponibilità di questi”.

Immobile che, “dal gennaio 2010, locava a terzi, omettendo di informare che, alla data del sisma, Nicoletta Crosta viveva a Perugia in affitto” e “omettendo anche di comunicare che Tancredo Crosta e Nella Spaziani erano tornati ad abitare nella casa di Sassa in via Duca degli Abruzzi”.

Ma per il giudice “non sono emersi elementi sufficienti per pervenire all’affermazione della penale responsabilità” stando alle due versioni dei fatti emerse, “quella della pubblica accusa e dei testimoni e quella diametralmente opposta degli imputati e della difesa”.

Dunque il giudice correttamente, non essendo il dibattimento giunto a un’affermazione di responsabilità degli imputati oltre ogni ragionevole dubbio, ha pronunciato le tre assoluzioni.

Per il giudice appare “in conclusione, nel dubbio, preferibile” la tesi che i due coniugi abbiano agito come “negotiorum gestores (gestori dei suoi affari, ndr) per conto della madre di Tancredo Crosta, lucida ma totalmente inabile, stipulando i contratti di locazione e destinandone i frutti alla suddetta madre, che li imputò nella propria denuncia dei redditi”.

Nel processo è stato assolto dalla medesima accusa di truffa anche Maurizio Mellone, finito nello stesso procedimento giudiziario in una posizione “completamente scissa”, per aver ottenuto, pur percependo il Cas, un Map a Cansatessa, ma per il quale “l’istruttoria dibattimentale non ha fornito adeguato supporto all’accusa”.