ROMA –  Tra il 2010 e il 2022 in Italia il numero di ingressi nelle carceri minorili scende complessivamente del 10,3% (da 1.172 a 1.051) ma torna a salire proprio nel 2022, del 25,8% rispetto all’anno precedente.

È quanto emerge dal report sulla “Criminalità minorile in Italia” curato dal Servizio analisi criminale della Direzione centrale della polizia criminale e presentato stamane a Roma.

I dati forniti dal ministero della Giustizia riguardano i 17 istituti penali minorili distribuiti sul territorio nazionale, che – qualora l’illecito per cui vi è una misura sia stato commesso prima della maggiore età – accolgono, fino alla soglia dei 25 anni, anche over 18 (i cosiddetti “giovani adulti”).

Il picco di ingressi si rileva nel 2012, con 1.252: mediamente, per ciascun anno di rilevazione, per oltre l’80% si tratta di maschi. Sempre nel periodo in questione, il numero dei minori italiani è quasi sempre superiore a quello degli stranieri, ma con una tendenza al decremento: nel 2021, con 468 ingressi su 835, l’incidenza degli italiani si attesta al 56%, per scendere l’anno successivo al 48,6%, mentre quella degli stranieri sale al 51,3% (con 540 ingressi su 1.051).

Nessuna empatia con le vittime e l’utilizzo dei social per commettere azioni criminali e pericolose o per diffondere la cultura dell’illegalità.

I dati che emergono dipingono un quadro preoccupante, fatto di un aumento dei crimini legati alla violenza e un vero boom dei delitti informatici, dalla diffusione di false identità alla pubblicazione e condivisione di foto e video sessualmente espliciti.

Per questo – sottolinea il dossier – diventa sempre più fondamentale il ruolo di famiglia, scuola e istituzioni in quello che lo stesso vicecapo della Polizia e direttore della Criminalpol, Raffaele Grassi, definisce “un lavoro di squadra”.

“Forme di desensibilizzazione alla violenza in ragione dell’esposizione continua ad immagini violente nei media o la spettacolarizzazione di comportamenti antisociali attraverso i social – suggerisce il rapporto – potrebbero ridurre la consapevolezza del disvalore sociale dei comportamenti violenti”.

Tra gli esempi ‘negativi’ anche quelli di alcuni trapper che – spiega il direttore del Servizio analisi criminale della Polizia, Stefano Delfini – veicolano il messaggio di un successo effimero e immediato raggiunto anche attraverso la commissione di crimini”.

I numeri degli ultimi 13 anni parlano di un incremento di denunce e arresti del 15,34%, passando dalle 28.196 del 2010 alle 32.522 del 2022.

Il maggior decremento è stato registrato – come prevedibile – nell’anno della pandemia, il 2020, per poi rialzarsi negli anni successivi.

Con il passare degli anni, dice il Rapporto, sono anche diminuite le segnalazioni di minorenni italiani. Contestualmente è seguito un aumento delle segnalazioni di stranieri che nel 2022 – per la prima volta negli ultimi 12 anni – hanno superato numericamente quelle degli italiani (17.032 a fronte dei 15.490).

La maggior parte dei minorenni denunciati o arrestati ha un’età compresa tra i 16 e i 17 anni, mentre i reati maggiormente contestati sono quelli caratterizzati dall’uso di violenza, come furto, rapine, ricettazione ed estorsione (39,47%) e lesioni, percosse, minacce e risse (16,02%). Si confermano in aumento, poi, anche le gang minorili che spaziano da quelle multietniche a quelle legate alla criminalità organizzata.

Presentano un andamento regolare, invece, le segnalazioni di minori denunciati o arrestati per violenza sessuale, con un incremento del 6,59% tra il 2010 ed il 2022. Lo scorso anno sono state 291. In calo, invece, le segnalazioni per omicidio volontario che registrano un decremento del 10%, mentre quelle per tentato omicidio aumentano del 32,31% (dalle 65 nel 2010 alle 86 nel 2022).

Dal 2016 in poi, inoltre, si registra un aumento costante delle segnalazioni per reati informatici. Dalle 30, infatti, si è passati alle 286 dello scorso anno.

Le regioni con il maggior numero di denunce o arresti sono quelle del Nord-Ovest, seguite dal Nord-Est e dal Centro. Sono leggermente meno al Sud e quasi la metà nelle isole.

Gli ingressi nei 17 carceri minorili, infine, sono in larga parte dovuti a ordinanze di custodia cautelare e non ad esecuzioni di una pena detentiva. Nella maggior parte dei casi, poi, la detenzione è dovuta a reati commessi contro il patrimonio.