L’AQUILA – Dopo il silenzio arrivano le repliche dell’Asl aquilana alle richieste dagli avvocati Marco Colantoni e Pier Luigi D’Amore, per conto dei loro assistiti, preoccupati dalla notizia della diffusione nel web di dati sanitari sottratti con l’attacco hacker.
Lo riporta il Messaggero in seguito al fatto che sarebbero stati trafugati, il 3 maggio scorso, dati personali dei dipendenti, informazioni amministrative, 30 atti su un totale complessivo di oltre 500 gigabyte a fronte di una richiesta estorsiva di riscatto.
L’Asl ha riferito che le indagini, portate avanti anche dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, avrebbero accertato che gli hacker avrebbero utilizzato “un sofisticato ransomware progettato per crittografare i dati capace di bypassare le misure di sicurezza ordinarie» con «artefatti non ancora conosciuti o riconoscibili dai moderni antivirus/antimalware”.
E, inoltre, che allo stato non vi è «piena contezza di quali dati siano stati effettivamente rubati dalla rete informatica aziendale della Asl e su quanti dati siano realmente accessibili sul “dark web”. Infine, sono in corso di adozione misure di Cybersicurezza evoluta tali da prevenire, identificare e gestire le minacce future. Secondo la Asl, poi, sarebbero in corso attività di ripristino dei servizi e dei dati grazie ai diversi backup disponibili.
Per i due avvocati “tale risposta è parziale e incompleta, non rappresentando la Asl, tra l’altro, in quale modo venivano trattati i dati degli assistiti e quali misure di protezione erano adottate prima dell’attacco hacker per prevenirlo, né se i dati dei nostri assistiti siano stati oggetto di illegittima sottrazione e diffusione”.






