ATESSA – Conteneva la testa mozzata di un capretto un pacco sospetto, con minacce riferite a un precedente avvertimento, depositato verso le 14 davanti al centro accoglienza immigrati “il Mulino” ad Atessa (Chieti).
Temendo che contenesse esplosivi, i Carabinieri della locale compagnia, coordinati dal capitano Marco Ruffini, hanno messo in sicurezza l’area per permettere l’arrivo degli artificieri che poi lo hanno fatto brillare. Nell’ambito di indagini per procurato allarme sono stati avviati numerosi interrogatori ed eseguiti controlli sulle telecamere della zona.
Il sindaco di Atessa, Nicola Cicchitti, parla di “fatto vergognoso e miseria umana. Questi immigrati è come se non ci fossero. Non stanno dando alcun problema alla popolazione”.
In città i primi immigrati africani sono arrivati lo scorso 7 ottobre, 25 giovani uomini di nazionalità eritrea, scortati dalla polizia.
Ad attenderli però c’era anche il Comitato Atessa agli Atessani e circa 30 cittadini. “Tra noi, cosa gravissima non vi era il sindaco nè alcun rappresentante del consiglio comunale – avevano detto quelli del Comitato – ed è per questo che noi cittadini ci sentiamo delusi e traditi da chi dovrebbe rappresentarci. Le motivazioni della nostra protesta non sono il colore della pelle o altri banali luoghi comuni, bensì il fatto che qui si parla di pagare il soggiorno a soli giovani uomini, provenienti da aree non in guerra, a spese di uno Stato che non è in grado di sostenere i suoi cittadini in difficoltà”.
Dopo la fuga di alcuni degli ospiti ne sono rimasti nove. Il 28 ottobre la Prefettura di Chieti ne ha inviati altri 25.





