ATESSA – La Ecoeridiana rinuncia a rilevare l’ex impianto di trattamento rifiuti Ciaf, nel cuore della Val di Sangro. Non ci sarebbe più interesse da parte della società di Genova a portare avanti il progetto.
Una decisione che arriva a seguito delle manifestazioni di protesta di un intero territorio, di cittadini ed amministratori, che si sono opposti con fermezza al progetto che prevedeva un’attività di smaltimento di 50 mila tonnellate di fanghi industriali provenienti da aziende chimiche nel sito della ex Ciaf, già esistente, e che è allo stato di abbandono da anni, da quando l’azienda fu coinvolta nel 2006 nell’inchiesta “Mare Chiaro” e fu al centro di vicende giudiziarie, per inquinamento e smaltimento illegale di rifiuti, che portarono anche a numerosi arresti.
Proprio ieri, ad Atessa, si era svolta un’ ulteriore riunione convocata dal Comitato dei sindaci a tutela del territorio, alla presenza della Regione Abruzzo e dei cittadini, durante la quale il vice presidente della Regione Giovanni Lolli, ha assicurato l’impegno della Regione volto a scongiurare qualsiasi progetto ad alto impatto ambientale in un territorio, come ribadito nel corso dell’incontro, “dalla forte vocazione agricola e industriale”.
L’impianto ex Ciaf si trova a due passi da abitazioni e attività commerciali, nel cuore del polo industriale della Val di Sangro, motivo che ha portato a una forte contestazione popolare. Tante in questi mesi le manifestazioni di protesta contro l’impianto proposto da Ecoeridiana e contro quello della Eugenio Di Nizio srl. La proposta di quest’ultima, invece, resta ancora in piedi e prevede lo smaltimento di rifiuti ospedalieri infettivi, con potenzialità di trattamento di 20 mila tonnellate all’anno, quando l’Abruzzo ne produce appena 4 mila.
“La battaglia di un territorio, senza colore politico”, l’ha definita il sindaco di Atessa, Giulio Borrelli. “La battaglia di una comunità, la battaglia dei cittadini che non vogliono che questo tipo di impianti, fortemente impattanti e a rischio per la salute, siano attivi in quest’area”.
“Progetti incompatibili con lo sviluppo che abbiamo avuto, e che abbiamo tuttora in questa zona, e che abbraccia l’attività metalmeccanica, la tecnologia avanzata dell’automotive, l’artigianato e il commercio che si combinano, a loro volta, con l’agricoltura, con il turismo. Inoltre bisogna tener conto di tutte le abitazioni che ci sono attorno”, ha rimarcato il sindaco durante l’incontro.
Lo scorso maggio in circa 2 mila aveva sfilato ad Atessa per opporsi ai due impianti. Alla manifestazione avevano aderito quaranta Comuni del comprensorio della Val di Sangro, dell’area frentana e della costa, oltre ai cittadini, associazioni e sindacati.
Nei mesi scorsi, su iniziativa di Borrelli, è stato costituito un tavolo tecnico che, oltre al Comune, coinvolge diversi gruppi politici e le associazioni ecologiste, tra cui Noimessidaparte, Wwf Zona frentana e Costa teatina, Legambiente, Cai, Nuovo Senso Civico e Libera, presidio di Tornareccio. Sulla questione è stata anche presentata da tutti i gruppi presenti in Consiglio (Uniti per Atessa, Liberatessa, Movimento 5Stelle, Progetto Atessa) una mozione unitaria che, a sostegno dell’amministrazione, dice ‘no’ agli impianti di rifiuti pericolosi in Val di Sangro.
Il comitato dopo aver esaminato gli atti, ha elaborato un documento nel quale si elencano le criticità degli impianti “da ritenersi fortemente impattanti, considerando la urbanizzazione delle aree immediate ai due siti, e non compatibili con il contesto di attività principale, quella dell’automotive, della zona industriale di Atessa”.
“L’ex Ciaf – si spiegava nel documento – è allo stato di abbandono da anni, da quando l’azienda di trattamento, stoccaggio e smaltimento rifiuti fu coinvolta nel 2006 nell’indagine Mare Chiaro e fu al centro di vicende giudiziarie, per inquinamento e smaltimento illegale di rifiuti, che portarono anche a numerosi arresti”.
“Alla data odierna non esiste una chiara e dettagliata disamina dell’area e delle attrezzature tale da cristallizzare le circostanze, ed è per questo che si renderebbe necessaria una precisa caratterizzazione del sito stesso attraverso i necessari procedimenti scientifici e tecnologici, anche sotto il profilo della normativa, in modo da avere una mappa aggiornata dell’ambiente degradato, un chiaro sistema di monitoraggio e caratterizzazione (chimica, fisica, geologica e biologica) e comprendere lo stato di suoli, falde acquifere e sedimenti contaminati. Nel parere 113 del 30/09/2008 della ‘Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale Via e Vas’, organo tecnico del Ministero dell’Ambiente, si dichiara che la Ciaf non è compatibile con il contesto territoriale della Val di Sangro”.
“Da allora a oggi, quell’impianto è ancora più incompatibile perché l’area ha cambiato totalmente il suo aspetto. Quella che, inizialmente, era una zona industriale è diventata un agglomerato artigianale-commerciale-residenziale, debitamente urbanizzato e popolato. Alla pari sono da considerarsi altri fattori come la vocazione agricola di un ampio settore del territorio contiguo, l’interesse turistico-ambientale che si appoggia al fiume Sangro (Sic, Riserva ed Oasi di Serranella, Sic Bosco di Mozzagrogna, la Riserva Lecceta di Torino di Sangro, La Greenway del Sangro lungo la Linea Gustav, ecc.), oltre a una chiara volontà di vedere la Val di Sangro pilastro di uno sviluppo ecosostenibile. Nelle immediate vicinanze il Prg prevede un bosco urbano e un area a verde attrezzato”.






