L’AQUILA – L’Avvocatura dello Stato farà ricorso in Cassazione entro la metà di novembre per opporsi alla decisione del Tribunale superiore della Acque pubbliche che nelle scorse settimane ha accolto il ricorso contro il progetto di realizzazione di vasche di laminazione lungo i fiumi Aterno e Raio, ritenendo “inutili e costose” queste opere disposte dal commissario delegato per l’emergenza socioeconomica e ambientale Adriano Goio.

Il giudice delle acque ha riscontrando anche “un’evidente arbitrarietà dei dati idrometrici, nella sezione dell’Aquila, posti a base della progettazione” ma il commissario si oppone e per conto suo l’Avvocatura si occuperà dell’istanza ai giudici di terzo grado. 
 
“Secondo l’Avvocatura la sentenza sarebbe stata emessa entrando nel merito di valutazioni tecniche senza il supporto di un Ctu (Consulente tecnico unitario, ndr). Ci sarebbero almeno 4 o 5 profili di illegittimità nel ricorso”, spiega Goio ad AbruzzoWeb, motivando il ricorso alla Suprema Corte.
 
Il giudizio, infatti, secondo il commissario “non sta in piedi, da qualsiasi parte lo si guardi. Affermazioni come quella che le piene non sarebbero preoccupanti lasciano davvero perplessi”, sottolinea.
 
L’intervento di laminazione per ridurre la portata dell’acqua durante le esondazioni fluviali bocciato dalla sentenza andrebbe a interessare le località aquilane di Cansatessa, Coppito, Pettino, San Vittorino e Sassa lungo l’asta fluviale del bacino del fiume Aterno.
 
Il ricorso contro il progetto era stato presentato nel 2011 dal comitato civico “Pro difesa e sviluppo del territorio aquilano” e da altri ricorrenti privati che ne hanno chiesto l’annullamento definitivo appaltato dal commissario Goio.
 
In riferimento, poi, alle dichiarazioni del consigliere comunale e assessore provinciale Roberto Tinari, oppositore accanito delle vasche di laminazione, che ha definito l’opera “inopportuna e inutile”, il commissario puntualizza: “Sono affermazioni che invito a dimostrare. La validità del progetto è stata certificata nelle sedi competenti in regione e discussa in Consiglio comunale per due giorni, oltre ad aver avuto l’approvazione della commissione Via (Valutazione d’impatto ambientale, ndr). Se ci sarà un’alluvione chi ha bocciato il progetto, Tinari si assumerà le responsabilità”.
 
Goio precisa, inoltre, di non possedere i 60 milioni di euro di cui Tinari ha parlato, denaro che, secondo il consigliere, dovrebbe essere dirottato dalle vasche di laminazione “verso un progetto serio e non distruttivo”.
 
“Questa è totale disinformazione sui fatti – sbotta il commissario – Dovrebbe sapere che non ho quei soldi e che quello era un progetto per il quale avevamo chiesto un finanziamento al Cipe che, tra l’altro, non ha ancora deliberato a tal proposito” e ora rischia di non farlo mai.
 
Il commissario, infine, fa il punto sul progetto, specificando che “non si tratta di una cementificazione selvaggia” e che, quindi, non ci sarebbe “tutto questo impatto ambientale”.
 
“Solo le opere idrauliche, previste per l’Aterno e per il Raio, sono in calcestruzzo armato – conclude Goio – Per i due fiumi è prevista una diga di terra di scarso impatto ambientale, un bacino artificiale contiguo ai corsi d’acqua sulla sponda sinistra, nel quale far defluire le acque in caso di piena. L’opera idraulica a valle, poi, fa riconfluire le acque della piena dalla diga al fiume”.