L’AQUILA – Subentrata da poco al dimissionario Piergiorgio Merli, il nuovo amministratore unico dell’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale (Ater) dell’Aquila, Francesca Aloisi, punta all’entusiasmo e all’amore nei confronti della sua città per tirare fuori dai guai l’azienda.
Di spine l’Ater ne ha molte e il giovane avvocato aquilano deve affrontarle in breve tempo, perché la ricostruzione delle case popolari, come del restoquella dell’Aquila e dei Comuni terremotati, è letteralmente ferma al palo.
“Innanzitutto va risolto il problema della trafila burocratica che riguarda i progetti da approvare dal Provveditorato alle Opere Pubbliche – spiega la Aloisi al AbruzzoWeb – parliamo di case classificate ‘E’ con danni minori. La competenza è chiarissima, spetta all’Ater occuparsene, ma c’è da sbloccare questo passaggio col Provveditorato che deve approvare i progetti”.
“Ovviamente sul piatto c’è anche la questione dei fondi – continua la Aloisi – per questo a breve chiederò ai revisori dei conti di fare un quadro dello stato dell’economia dell’Ater. In ballo c’erano 103 milioni di euro mai più dati alla Regione Abruzzo, ma per affrontare una situazione così complessa, al di là dei fondi che sono importantissimi, noi e le altre istituzioni, dalla Regione al Comune dell’Aquila, dobbiamo sederci intorno a un tavolo”.
“A quattro anni dal terremoto il mio predecessore Merli, che stimo e che mi aiuterà molto a capire meglio questo settore, ha compiuto un vero e proprio miracolo con 88 affidamenti di lavori per le case B e C per 22 milioni di euro, nonostante le necessità dell’Ater siano molto più grandi”, sottolinea.
La Aloisi deve anche valutare il capitolo sede. Gli uffici Ater a più di quattro anni dal sisma del 6 aprile 2009 si trovano ancora nei container, ormai ridotti a ignobili e anacronistiche catapecchie.
“Non si può lavorare in condizioni di disagio – ammette – in quelle sedi non c’è sostanzialmente il rispetto delle norme sul lavoro”.
“Ho accettato questo incarico perché sono una cittadina dell’Aquila, sono anch’io una terremotata che non rientra a casa da quattro anni, chissà quando rientrerò. Mi sento in dovere di dare tutta la mia professionalità alla mia città e alla mia gente”, conclude la Aloisi.



