L’AQUILA – “Non conosco il signor Costantini, non so che lavoro svolga: pare che sia domiciliato e abbia interessi sulla costa abruzzese, visiti L’Aquila in occasione delle trasferte per le riunioni di Consiglio regionale sontuosamente gettonate, come consigliere dell’Italia dei Valori e sia contiguo all’indagato marsicano e compagno di partito professor Ferdinando Di Orio“.
È la replica del professore ordinario di Igiene dell’Università dell’Aquila Sergio Tiberti, uno degli oppositori all’attuale governance dell’ateneo del capoluogo, attaccato dal capogruppo dei dipietristi all’Emiciclo, Carlo Costantini, in merito alla vicenda sui mega affitti pagati per rilocalizzare le facoltà dopo il terremoto.
“L’intervento del Costantini mi lascia molto perplesso – attacca Tiberti – Ma nel suo partito, gli indagati non sono giustamente messi al bando dalla vita pubblica? E non è il suo partito quello che, almeno fino alle dichiarazioni del Costantini, ha pieno rispetto della magistratura?”.
“Cosa sa il Costantini delle indagini della procura aquilana, che certamente avrà svolto approfondite indagini e magari avrà trovato cose ‘strane strane’ per dirla con l’onorevole Antonio Di Pietro?”, si domanda ancora Tiberti.
“Ma come si permette dunque il pescarese Costantini di interferire così pesantemente nel lavoro della magistratura aquilana entrando a gamba tesa in difesa pubblica di una persona indagata? – aggiunge – Esiste forse una doppia o tripla morale giudiziaria? Se i giudici indagano i suoi avversari politici, vanno sostenuti: se indagano un suo sodale, vanno intralciati?”.
“E d’altra parte – ricorda Tiberti – non ci fu anche l’intervento di un terzo sodale, il compagno di partito senatore Alfonso Mascitelli, a difesa del Di Orio indagato per altri reati in un’altra vicenda che lo vede coinvolto, vicenda per la quale il Mascitelli è stato querelato per diffamazione ma si difende con l’immunità parlamentare?”.
“Nel merito delle superficiali e sofistiche frasi dette dal Costantini sui locali nel post-terremoto, è evidente che il medesimo non conosce gli accesi dibattiti svolti in senato accademico e consiglio di amministrazione, in cui molti componenti hanno tentato di assicurare una oculata spesa delle risorse pubbliche – afferma ancora Tiberti – e in generale nulla sa di questioni dell’Ateneo aquilano, se è vero ad esempio che non si è curato di denunciare, come paladino posticcio dell’aquilanità, il trasferimento ad Antrodoco della Fondazione universitaria, voluto dal rettore Di Orio, che peraltro si è visto ‘regalare’ dal Comune (alla ridicola cifra di 15 mila euro) un terreno edificabile proprio in Antrodoco”.
“Quindi prima di accendere le sirene dell’ambulanza politica dedicata all’indagato Di Orio – polemizza il docente contestatore – il Costantini si documenti meglio e possibilmente si consenta il lusso di attendere, come noi, le risultanze dell’indagine dell’ottima magistratura aquilana”.
“Una cosa è chiara – conclude Tiberti – io sto con i magistrati. E come direbbe l’altrettanto indagata (per altro reato) professoressa Maria Grazia Cifone, buona porchetta a tutti!”.





