PESCARA – “Mi addolora e mortifica che il nostro sistema giudiziario l’abbia costretto ad un iter lungo, probabilmente senza solide fondamenta. Tutto questo nel nostro Paese non è più un’eccezione… ma sempre più una regola. Ecco perché l’assoluzione di Luciano D’Amico aggiunge in me ulteriore convinzione alla causa referendaria sulla giustizia”.

Il commento è del capogruppo in Regione del Pd, Silvio Paolucci, appresa la notizia dell’assoluzione, dopo tre anni di udienza, l’ex rettore dell’Università di Teramo, Luciano D’Amico, sotto processo a seguito dell’inchiesta   relativa al doppio incarico come rettore dell’università e presidente del cda dell’Arpa Spa, l’attuale Tua. Doppio incarico che, in base alle ricostruzioni della Procura, avrebbe permesso a D’Amico di percepire indebitamente 57mila euro. Secondo l’accusa, infatti, la posizione ricoperta per Tua gratuitamente gli avrebbe di fatto impedito svolgere l’attività di docente a tempo pieno, requisito la legge prevede come necessario per poter ricoprire la carica di rettore. Contestato inoltre a D’Amico anche il peculato a seguito della consegna, di 10 tablet dell’università al personale tecnico di supporto,in occasione  della cerimonia ‘Welcome Matricole’,

Anche Paolucci è inquisito, assieme ai forzisti Mauro Febbo e Lorenzo Sospiri, nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Pescara sulle attività del noto imprenditore abruzzese della sanità, Vincenzo Marinelli.

Mi chiedo per questo caso come per tanti altri – commenta Paolucci – : è possibile una migliore analisi durante il procedimento e quindi nella fase delle indagini? Questo oggi è possibile nel nostro sistema e con i mezzi che abbiamo a disposizione? Come è stato possibile un rinvio a giudizio da parte di un giudice e poi essere cosi sconfessato in giudizio ? L’udienza preliminare è strutturata male? È un problema di cultura? Di mezzo e risorse? Si è applicato il principio per il quale il rinvio sarebbe da chiedersi se vi sono elementi, direi fatti, (a parte la solita occhiata dalla serratura delle intercettazioni da “Truman Show” a volte persino decontestualizzate) che facciano propendere per una ragionevole probabilità di condanna?”

“Potrei continuare, la realtà è che molti principi costituzionali sono stati nei fatti stravolti e si rasenta in molti casi la frantumazione dei principi a cui ispiriamo quotidianamente il nostro vivere democratico. Ecco perché ogni giorno aumenta in me la convinzione del ricorso ai #referendum. E non perché ritenga sia la soluzione a tutti i problemi della Giustizia ma perché dopo 30 anni di politica in parlamento debole sul punto, rappresentano l’unico modo di dissentire con forza verso l’attuale stato di cose della Giustizia e l’unico modo per favorire una discussione di merito più forte in Parlamento. La Politica, la vera politica che ha ispirato i nostri Padri costituenti non può restare indifferente e quindi correi del disastro culturale che è dinanzi agli occhi ti tutti”, conclude Paolucci.