AVEZZANO – Sono stati assolti tutti e cinque i lavoratori dello stabilimento Micron di Avezzano (L’Aquila), accusati di aver sabotato i macchinari dell’azienda, bloccando, di fatto, la produzione di microchip, in gergo detti “Wafer”.

Dopo tre anni di udienze e indagini il giudice unico Politi ha rigettato la richiesta del Pm Cerrato, che per i cinque imputati aveva proposto la condanna ad un anno di reclusione.

Questi i fatti: i cinque, uno dei quali difeso dall’avvocato del foro aquilano Maurizio Dionisio, erano impegnati nella cosiddetta “clean room” al momento del guasto che aveva provocato il blocco della linea.

A seguito della denuncia dell’allora amministratore delegato Micron, Sergio Galbiati, scattarono le indagini, condotte anche dalla polizia postale, per appurare eventuali responsabilità.

Agli imputati erano stati contestati due nuovi tipi di reato di tipo informatico, ovvero accesso abusivo a sistemi informatici e distruzione di dati informatici.

Il giudice, nell’assolvere gli imputati, ha ritenuto che chiunque potesse accedere ai computer e bloccare la linea, scagionando gli imputati, che nel frattempo erano stati trasferiti in un altro settore e non è escluso rischiassero il licenziamento nel caso il giudice avesse accolto le tesi dell’accusa.