L’AQUILA – Una “lacuna” che non è sfuggita: nelle ben 434 pagine del Documento di programmazione economica e finanziaria della Regione, (Defr), approvato il 28 dicembre, e nonostante un corposo capitolo dedicato alla sanità, non si fa cenno, tra i macro-obiettivi per il prossimo triennio, a quello della Asl unica al posto delle quattro Asl su base provinciale.

Eppure sarebbe questa una priorità già indicata dal riconfermato presidente della Regione, Marco Marsilio, di Fdi,  e il 20 dicembre in audizione in commissione, ribadita anche dall’assessore alla Salute Nicoletta Verì.  Una ipotesi che porterebbe alla cacciata, con una fase intermedia di commissariamento, degli attuali direttori generali, ritenuti responsabili del pesante buco nei conti delle Asl, potenzialmente di 200 milioni, che ha costretto i dg a mettere in atto draconiani piani di risanamento per dimezzare la cifra, la Regione a destinare nel capitolo sanità ingenti risorse, sottratte ad altre voci, come avvenuto nella legge di bilancio appena approvata, con 10 milioni di euro nel 2024 e 20 milioni nel 2025. E questo dopo aver dovuto ripianare i debiti del 2023 pari a 122 milioni.

L’epocale riforma, annunciata a da Marsilio a inizio legislatura, auspicando il coinvolgimento delle opposizioni, c’è però chi pronostica, resterà nel cassetto, e per una principale ragione: nel stabilire quale sarà la sede della Asl unica regionale, a Pescara, dove c’è l’assessorato alla Salute e la direzione dell’Agenzia sanitaria regionale, o L’Aquila, capoluogo di Regione, con Teramo e Chieti escluse a priori, si rischia una sorta di guerra civile, con i consiglieri già con l’elmetto, a prescindere dagli schieramenti.

Del resto, sul tema si sono spaccati già sia il centrodestra, che le opposizioni di centrosinistra e M5s, eppure siamo solo alla fase dell’annuncio. E soprattutto forte è la resistenza dentro gli stessi ambienti medici ed ospedalieri.

Nel primo caso ad uscire allo scoperto, pochi giorni prima della sessione di Bilancio, in una intervista al quotidiano Il Centro, è stato Paolo Gatti di Fdi, presidente della commissione Sanità, a nome di altri colleghi di maggioranza che per ora restano al coperto, non essendo del resto il tema all’ordine del giorno.

Gatti ha ricordato che con la legislatura di Gianni Chiodi,  “abbiamo già portato le Asl da 6 a 4, e ritengo ora che il miglior modello di governance, capace di tenere insieme efficienza, servizi ai cittadini e costi accettabili, sia quello su base provinciale. Questo vale per la sanità, per l’acqua, e per qualsiasi gestione pubblica che abbia numeri di fatturato, servizi e personale significativi”.

Rispedendo al mittente le tentazioni neo centraliste, Gatti ha aggiunto che “ritengo un valore che rappresentanze di cittadini possano interloquire, agevolmente, sul territorio, con un direttore sanitario dedicato ad una sola provincia”.

Accade anche che nelle opposizioni, il candidato presidente alle regionali di marzo il professor Luciano D’Amico, si è detto da tempo favorevole, ribadendo la sua posizione nella commissione sanità in cui Verì ha rilanciato la riforma.

Sempre nella seduta di bilancio del 28 dicembre, ha preso posizione a favore nei banchi della minoranza Alessio Monaco di Verdi e Sinistra. “Anche D’Amico ha applaudito a questa iniziativa, speriamo che ci si arrivi. La riforma aveva trovato il consenso anche dell’ex direttore regionale Claudio D’Amario, in quanto quattro Asl sono troppe. Constato però che siamo ancora agli annunci”.

D’Amico, già in uscite pubbliche nei mesi scorsi, ha ribadito che “l’Abruzzo non ha bisogno di avere quattro Asl, credo invece che debba avere un ospedale di secondo livello e una rete di medicina territoriale, se non si procede a questa grande riorganizzazione gli abruzzesi avranno sempre meno cure”. Portando ad esempio l’istituzione della società unica dei trasporti, la Tua, realizzata con il centrosinistra di Luciano D’Alfonso, e di cui lo stesso D’Amico è stato presidente, che ha portato a ingenti risparmi, oltre 200 milioni di euro, rispetto all’assetto precedente dove di trasporti si occupavano Arpa, Gtm e Sangritana.

Quella di D’Amico resta però una posizione isolata, e che anzi ha creato nervosismo tra i colleghi di opposizione, visto che di Asl unica non si è mai discusso, nè si è concordata una linea comune. Un po’ quello che accaduto con un altro pallino di Marsilio, il collegio unico regionale, con D’Amico anche auna volta d’accordo, e il consigliere regionale del Pd, Pierpaolo Pietrucci, fermamente contrario, e in buona compagnia. Per non parlare poi delle posizioni divergenti sui fondi a pioggia, e leggi “mancia” che dir si voglia”.

La Asl unica però non piace nemmeno in ambito sanitario e ospedaliero.

Dirigenti che preferiscono rimanere anonimi argomentano ad Abruzzoweb che bisognerebbe innanzitutto vedere a quello che è accaduto nelle vicine Marche, dove a partire dal 2022 si è tornati alle cinque aziende sanitarie territoriali, rispetto all’esperimento dunque fallito dell’Asus unica regionale.

Inoltre, con la Asl unica, la direzione generale, composta da  un direttore generale, un direttore amministrativo e un direttore sanitario per l’intero Abruzzo, si perderebbe il contatto diretto con gli operatori e il comparto medico, in una regione che tra l’altro una grandissima estensione territoriale.

Ma non solo, si osserva che la gestione della spesa farebbe capo ad una sola Asl, per qualsiasi tipologia di acquisto, ma gli ospedali hanno esigenze molto diverse, e si potrebbe arrivare al paradosso che alla fine sarebbero privilegiati i fornitori che insistono ed operano nella città dove sarà localizzata la sede della Asl unica. In modo del tutto legittimo, ma per così dire fisiologico, perché determinati servizi è meglio averli a breve a breve distanza, a portata di mano.

Si creerebbe poi un imbuto con troppi pochi dirigenti di vertice a dover firmare un immane mole di delibere ed atti aziendali. E tutto questo, alla fine dei conti, solo per risparmiare i soldi dello stipendio di tre direttori generali, tre direttori sanitari e tre direttori amministrativi. Briciole, rispetto agli oltre 9 miliardi di euro stanziati per la sanità regionale per prossimi tre anni nel bilancio di previsione appena approvati, sui 15 complessivi.

Infine, ma non certo da ultimo, ci sarebbe il dilemma di scegliere la città capoluogo di provincia dove localizzare la direzione generale, e la scelta si riduce come detto a L’Aquila o Pescara. Un paradosso, dover riportare la politica davanti ad una scelta del genere per Marsilio, dopo che nel piano di riordino della rete ospedaliera approvato a fine 2023, si è deciso di rinviare di tre anni la localizzazione dell’ospedale di secondo livello, quello con tutte le specializzazioni. Proprio perché in base al decreto Lorenzin, tuttora in vigore, solo Pescara avrebbe i requisiti ed un adeguato bacino di utenza, ma questa ipotesi ha già sollevato la levata di scudi delle classi politiche e degli ambienti medici che rappresentano L’Aquila, Teramo e Chieti.  Pertanto si è deciso di non decidere, rinviando tutto al 2027. Filippo Tronca