L’AQUILA – Giro di vite sull’assenteismo del personale nella Asl provinciale dell’Aquila che conta, secondo alcune stime, oltre 4.600 dipendenti, segnalandosi come di gran lunga la più grande azienda del territorio.
In particolare, i vertici hanno avviato serrati controlli sulla gestione delle presenze dei dipendenti in seguito ai quali sarebbe venuta fuori una realtà veramente preoccupante. Sarebbero stati scovati molti dipendenti infedeli e, circostanza clamorosa, del gruppo farebbero parte anche alcuni sindacalisti.
Non se ne conosce il numero ufficiale ma il fenomeno sembra rilevante: stando a quanto emerge da fonti attendibili, tra cui segnalazioni dirette, ai dipendenti sarebbero arrivate lettere ufficiali tese a fare il punto sulle ore di lavoro prestate rispetto a quelle dovute contrattualmente.
E qui è scattato il pugno duro: nella missiva a firma del manager, Paolo Costanzi, in sella dal settembre dello scorso anno subentrato a Ferdinando Romano, ora dg del policlinico Tor Vergata a Roma, c’è il chiaro invito a verificare e quindi provvedere al recupero delle ore non prestate seppur pagate.
Fonti interne parlano di casi di dipendenti con centinaia di ore non prestate, in alcune situazioni anche vicino al migliaio. E qui, come detto, emerge un particolare che fa riflettere: tra il personale infedele ci sarebbero alcuni sindacalisti, un fatto molto grave se si considera che la categoria si batte per il rispetto delle regole e la tutela dei lavoratori denunciando pubblicamente le anomalie e i disservizi.
Ma oltre al recupero della ore non lavorate, c’è il rischio che per i morosi scattino sanzioni o peggio denunce per queste gravi violazioni. Infatti, i vertici aziendali hanno dovuto inviare gli atti alle competenti autorità.
Non a caso, la nota è arrivata anche ai dirigenti delle strutture in cui i dipendenti morosi prestano servizio che, a questo punto, hanno l’obbligo di attenzionare questo fenomeno intollerabile, visto che lo stipendio è stato incassato per intero e, quindi, provvedere a far prestare l’attività oltre l’orario di servizio fino all’azzeramento del debito orario: in mancanza l’azienda dovrà provvedere al recupero, con trattenute allo stipendio, delle somme indebitamente percepite per attività non prestate.
E simulando il recupero dei casi più gravi vengono alla luce previsioni che davvero fanno riflettere: considerato che un dipendente ha un orario di 30 ore settimanali è evidente che 900 ore non prestate corrispondono a 30 settimane, cioè quasi 8 mesi di stipendio ricevuto a cui però non è seguita la prestazione.
Questo comportamento ritenuto unanimemente inqualificabile denunciato dalla nota pervenuta ai dipendenti vergato dal dg Costanzi, sta facendo molto discutere e non si può dire che sia stato ben accetto da chi è stato colto in fallo gravi: tra i più arrabbiati sarebbero proprio i sindacalisti coinvolti e che sono stati richimati al rispetto dell’obbligo contrattuale. Ma soprattutto sta creando malumori tra coloro che invece rispettano le regole andando a lavorare con sacrificio e lealtà.
La questione, da quanto si apprende, è anche al vaglio dalle autorità preposte al controllo perché è evidente che la mancata prestazione lavorativa rappresenta un danno alle casse della Asl di centinaia di migliaia di euro e quindi un danno erariale se non recuperato con prestazioni fuori dall’orario giornaliero, o monetizzato.
Da fonti aziendali si sottolinea: “occorre chiedersi se l’andazzo di non prestare le ore previste dal contrattto, ricevendo però regolarmente lo stipendio, oltre che un inqualificabile comportamento non rappresenti anche una violazione dei doveri sanzionabile disciplinermente”.
In molti sperano che gli organi preposti al controllo potranno fare chiarezza. (b.s.)






