L’AQUILA – Tensione alle stelle alla Asl provinciale dell’Aquila, a seguito dell’attacco partito il 3 maggio della cybergang Monti, che da ormai dieci giorni tiene sotto scacco ospedali e presidi sanitari, con servizi in fortissima difficoltà,  dopo aver violato i server rendendo inaccessibili i database, e dopo aver “rubato” 522 gigabyte di dati sensibili di dipendenti e pazienti già in parte pubblicati nel dark web.
Il presidente Marco Marsilio  ha affermato che “non sarà pagato nessun riscatto”, come gli hacker vorrebbero anche perché “la legge lo vieta”.

E non è un caso che i pirati informatici continuano a far pressione e dopo aver pubblicato una lettera nella loro bacheca nel dark web rivolta proprio a Marco Marsilio e al direttore della ASL provinciale dell’Aquila Ferdinando Romano, per indurli a trattare il riscatto, ieri pomeriggio ne hanno pubblicata un’altra, questa volta rivolta ai “residenti in Abruzzo”. E quello che più inquieta la lettera è accompagnata da un elenco di mille nomi  di utenti della Asl a cui sarebbero stati rubati i dati, “Se trovi il tuo nome in esso, ti consigliamo di ottenere una consulenza legale il prima possibile per presentare un reclamo contro ASL1 per la conservazione impropria dei tuoi dati personali”, hanno scritto i criminali.

Nella lettera precedente, avevano “consigliato” a Marsilio e Romano: “Perché non contattate noi? Possiamo sicuramente trovare un accordo. Parlate di mesi di ripristino, che costa molto denaro. Noi ripristineremo il vostro database in non più di otto ore. Pertanto, ancora una volta, vi consigliamo vivamente di recarvi nella chat indicata per discutere l’accordo”. Arrivando a dire che i server della Asl profanati erano “una casa di cartone, in cui archiviate i dati sulla salute dei vostri cittadini, i vostri contribuenti”, e che “i dati dei vostri cittadini erano in strada e non erano protetti in alcun modo”. Pure illazioni, va detto, visto la fonte criminale del messaggio, e l’obiettivo di strappare un riscatto milionario.

Ma Marsilio al quotidiano il Centro ha detto chiaramente: “Siamo vittime di una azione ignobile. Quando gli hacker fanno un azione del genere è perché chiedono in cambio qualcosa, ma la legge lo vieta”.

Ha poi precisato, la lettera l’ho vista sul web come tutti, ma non possiamo sapere le veridicità e l’attendibilità. In ogni caso, ci sono indagini in corso, che chiedono il massimo riserbo”.

Ieri in procura c’è stato intanto un nuovo vertice per coordinare le indagini, la presenza della Polizia postale di L’Aquila Pescara Roma e degli esperti del centro nazionale anticrimine informatico. E prosegue il lavoro della task Force per poter far tornare funzionali i server.

Questa la nuova lettera dei criminali informatici:

“Cari residenti della regione Abruzzo! In un momento in cui la gestione di ASL1 mantiene il silenzio negligente, vogliamo fare appello a voi. Studia attentamente il file allegato qui sotto ” PAZIENTI.txt”.
Se trovi il tuo nome in esso, ti consigliamo di ottenere una consulenza legale il prima possibile per presentare un reclamo contro ASL1 per la conservazione impropria dei tuoi dati personali. Perchй se la gestione di ASL1 non rompe il suo silenzio prolungato, saremo costretti a pubblicare i tuoi dati medici, che questa organizzazione avrebbe dovuto mantenere nel piщ stretto segreto.
Tuttavia, se non hai trovato il tuo nome, non correre a gioire. Questi non sono tutti i dati che possediamo. La prossima volta potresti essere nella nostra lista.

PS;In the coming days, we will show you additional gaps in others. ASL and in the region as a whole.

Questo il testo inglese:  Dear residents of the Abruzzo region! At a time when the management of ASL1 keeps negligent silence, we want to appeal to you. Carefully study the attached file below “PAZIENTI.txt “. If you find your name in it, we recommend that you get legal advice as soon as possible to file a claim against ASL1 for improper storage of your personal data. Because if the management of ASL1 does not break its prolonged silence, we will be forced to publish your medical data, which this organization was supposed to keep in the strictest secrecy.
However, if you haven’t found your name, don’t rush to rejoice. This is not all the data we own. Next time you may be on our list.