L’AQUILA – Arturo Mazzeo viene dal marketing. Gli è sempre piaciuta la pizza, voleva diventare pizzaiolo, ma poi l’indole imprenditoriale ha trasformato una passione genuina in un lavoro vero e proprio non accanto a un forno.

Col tempo, insomma, la pizza diventa qualcosa di ancora più serio, tanto da far sbocciare la Pizza Italian Academy, o Accademia Italiana della Pizza, che sbarcherà a Campo Imperatore, sulle montagne aquilane, dall’8 al 10 aprile per la Convention nazionale numero tre, con lezioni e degustazioni insieme ai migliori maestri pizzaioli e panificatori d’Italia e d’Europa.

Mazzeo, 40enne di origini siciliane, fra il 2006 e il 2007 prende il suo bagaglio di uomo marketing girovago e fonda quella che oggi è la vera scuola italiana per pizzaioli, capace di sconfinare e di piazzarsi anche a Londra e in Spagna. Senza contare un’altra sua creatura, l’Accademia internazionale del Gusto.

“Il mondo della pizza non aveva mai sviluppato un vero e proprio marchio attraverso il quale proporre politiche di crescita professionale – dice Mazzeo ad AbruzzoWeb – così ho scelto di investire soldi ed esperienza in un settore sempre poco tutelato. Mancava una vera scuola di formazione, io credo di essere riuscito a tirarla su e a fare in modo che in breve tempo diventasse conosciuta e rispettata”.

La Pizza Italian Academy, o Accademia Italiana della Pizza, forma circa 80 persone tra l’Italia e l’estero. Direttamente nelle pizzerie affiliate e solo con gli insegnamenti dei migliori maestri in circolazione. All’Aquila le lezioni sono affidate a Fabrizio Pecilli, chef e maestro pizzaiolo.

“Pretendiamo qualità – spiega Mazzeo – in ogni step del corso, è inevitabile che la scelta cada sui migliori. Peccato per il momento di crisi che vive la nostra Italia: la maggior parte dei nostri corsisti cerca lavoro all’estero. Qui da noi la professione non paga più come qualche tempo fa, o ci si reinventa oppure è dura. E vista la classe politica incapace di tutelare chi lavora, è normale e giusto che sia così. Tocca a noi italiani organizzarci per risollevarci. Il mercato non attende, questo la nostra classe politica non l’ha capito. Non mi stupisce, chi non ha mai lavorato, chi non ha mai investito i frutti della propria fatica non può comprendere la crisi dell’economia. La crisi la pagano sempre quelli che fanno impresa e che con le imprese lavorano, non certo chi è incapace di arginarla”.

Il suo sembra quasi un addio morale all’Italia.

Voglio difendere quella che è a tutti gli effetti una eccellenza italiana. Qui o all’estero non fa differenza, certo si dovrebbe avere più attenzione verso i ‘capitoli’ italiani di qualità. Io faccio del mio meglio, mi tengo alla larga dagli sponsor, difendo il marchio, lo faccio crescere, investo tempo e denaro nell’innovazione e nella preparazione dei pizzaioli, molti dei quali laureati. Punto sempre al massimo, è così che ho sempre lavorato. I frutti si vedono.

Però i pizzaioli che si formano in accademia Italia non trovano lavoro in Italia.

Vengono da noi per formarsi prima di emigrare all’estero. Il nostro Paese non ha più una classe politica in grado di tutelare il mondo del lavoro, infatti siamo allo sbando più totale. Come vede, le fughe verso altri lidi non riguardano soltanto i classici ‘cervelli’.

L’edizione numero tre della Convention sarà a Campo Imperatore, nel cuore dell’Abruzzo. Una scelta non casuale.

L’Abruzzo è una di quelle regioni italiane che io considero d’oro per qualità della vita, del settore enogastronomico, del turismo. L’Accademia punta molto al benessere e alla salute di chi mangia, l’Abruzzo rientra perfettamente in questa ‘filosofia’.

A pochi chilometri dal luogo che ospiterà la Convention c’è L’Aquila, che a quattro anni di distanza dal sisma del 2009 è ancora ferma.

Conosco la tragedia dell’Aquila perché me ne ha parlato molto il maestro Pecilli, uno dei relatori della Convention, oltre che maestro pizzaiolo e responsabile dell’Accademia per l’Abruzzo. Ho intenzione di passare nel capoluogo per la mia trasmissione su Youtube, ‘Sulle strade del gusto’. L’Aquila è una città splendida che merita di essere ricostruita e valorizzata. Come l’Italia, del resto. Pare, però, che chi di dovere si dimentichi di farlo.