L’AQUILA – Lo spettro del fallimento volteggia sull’Arpa, l’azienda regionale di trasporto pubblico.

È il rischio annunciato dai rappresentanti del settore trasporti dei sindacati Cgil, Cisl e Uil.

Il bilancio 2012, infatti, si è chiuso in rosso, con un debito accertato di 5 milioni di euro, “con una preoccupante esposizione debitoria verso fornitori e banche”, come spiega il responsabile Filt, Franco Rolandi.

Il tutto “nonostante la forte riduzione delle unità lavorative, la contrazione del costo del personale e il deciso aumento dei ricavi derivanti dalla vendita dei biglietti”, aggiunge l’esponente Cgil.

La perdita, però, sottolineano Alessandro Di Naccio della Fit-Cisl e Giuseppe Murrini della Uilt-Uil deriva dalla mancata riscossione dei crediti vantati, soprattutto dalla Regione, socio di maggioranza assoluto dell’azienda.

“Parliamo di un 1,5 chilometri regolarmente fatti e non contribuiti, di conguagli degli anni che vanno dal 2004 al 2012, di corse bis mai rimborsate, di Fondi per le aree sottoutilizzate ancora sulla carta: in tutto circa 30 milioni di euro”, affermano Di Naccio e Murrini.

I due, quindi, attaccano il presidente Arpa, Massimo Cirulli, e i consiglieri di amministrazione “piazzati proprio da quella politica alla quale dovrebbero chiedere conto”.

“L’impressione è che si stia aspettando il passaggio del cadavere della principale società regionale dei trasporti per arrivare alla privatizzazione”, rincara Rolandi, cui fa eco il segretario regionale della Cgil, Gianni Di Cesare: “un’ipotesi che ci vede nettamente contrari”.

“Già abbiamo pagato dazio con la diminuzione della forza lavoro di circa 100 unità – incalza Di Cesare – i cittadini hanno subito il rincaro dei titoli di viaggio, non vorremmo che domani arrivi un privato a tagliare pure il servizio nelle zone a domanda debole, come le aree interne”.

Di Cesare rilancia anche sulla creazione di un’azienda di trasporto regionale unica, che è stata oggetto di un recente incontro con il governatore Gianni Chiodi e l’assessore Giandonato Morra: “una riforma che stenta a decollare”.