L’AQUILA – La Provincia dell’Aquila non ci sta e rifiuta le accuse di “melina” scagliate da Violanda Di Bonaventura, proprietaria di una delle tante aree a vincolo decaduto del capoluogo, quella di San Sisto, che attende da anni di essere ridisciplinata.
In una nota non firmata, l’amministrazione afferma di non aver perso tempo nell’iter procedurale, ma che anzi, “gli uffici hanno esaminato la pratica in discussione in maniera del tutto analoga a tutte le altre”, “in perfetta coerenza con i tempi e le procedure”, “non avendo mai assunto atteggiamenti né dilatori né di favore”.
La Provincia infine ribalta anche gli strali, accusando i proprietari di aver voluto surrogare durante l’iter tecnico le tavole del piano regolatore con fotocopie non in scala.
Per l’amministrazione provinciale, infine, “l’unico appunto che i proprietari possono attribuire ai funzionari e tecnici della Provincia forse è quello di non essere accondiscesi alle assurde pretese che gli stessi hanno accampato”.
IL TESTO COMPLETO DELLA NOTA
L’amministrazione provinciale dell’Aquila si vede costretta a intervenire presso gli organi di stampa per precisare la propria posizione in merito al procedimento di variante urbanistica avente a oggetto la riclassificazione di alcune aree “a vincolo decaduto” in località San Sisto del Comune dell’Aquila.
Procedimento avviato a seguito della nomina di un commissario ad acta da parte del Tar Abruzzo. Il presente intervento si rende necessario, in particolare, per smentire le gravi inesattezze riportate nelle dichiarazioni della proprietaria, signora Violanda Di Bonaventura, a tutela di una corretta informazione, che i cittadini hanno il diritto di avere.
Innanzitutto, va precisato che la vigente legislazione nazionale e/o regionale non individua procedure speciali per l’assegnazione di una nuova destinazione urbanistica alle parti del territorio comunale dove sono decaduti i vincoli preordinati all’esproprio (cosiddette “zone bianche”), le procedure, quindi, sono quelle ordinarie dato che la riclassificazione costituisce a tutti gli effetti una variante al piano regolatore generale rispetto alla quale le competenze della Provincia si sostanziano in una analisi di merito ai fini della verifica della rispondenza con il piano territoriale di coordinamento provinciale, con gli altri strumenti sovraordinati di governo del territorio e con tutte le norme vigenti in materia urbanistica.
Gli uffici hanno esaminato la pratica in discussione in maniera del tutto analoga a tutte le altre pratiche agli stessi assegnate, in perfetta coerenza con i tempi e le procedure previste dalle leggi in vigore, non avendo mai assunto nei confronti di nessuno atteggiamenti né dilatori né di favore.
Quanto detto è facilmente verificabile esaminando la documentazione esistente presso gli uffici provinciali e presso gli uffici del Comune dell’Aquila. Non corrisponde al vero, in particolare, che la Provincia avrebbe fatto “melina” arrivando a chiedere atti integrativi di cui era in possesso.
Chi conosce la materia urbanistica e le procedure amministrative, sa bene che le varianti al piano regolatore generale devono essere riportate sulle Tavole del Prg stesso, redatte, così come prescrive la legge, in scala adeguata, le quali non possono essere surrogate, come si è preteso si fare nel caso di specie, con semplici fotocopie, oltretutto non in scala, “cucite” sulla deliberazione del commissario ad acta.
Per quanto riguarda i tempi, la proprietaria dimentica, per esempio, che gli elaborati cartografici richiesti dalla Provincia in data 13 aprile 2010 sono stati trasmessi dal Comune dell’Aquila solo in data 26 novembre 2010. Dimentica che il commissario ad acta è stato nominato dal Tar in sostituzione del Consiglio comunale e che, quindi, ordinariamente non è chiamato a partecipare alle consultazioni tecniche.
L’unico appunto che i proprietari possono attribuire ai funzionari e tecnici della Provincia forse è quello di non essere accondiscesi alle assurde pretese che gli stessi hanno accampato.
Per il lettore poco pratico della materia, è necessario chiarire che i principi che sorreggono tutta l’impostazione della pianificazione urbanistica sono volti alla tutela dell’interesse generale anche se questo per avventura possa configgere con qualche interesse particolare, tant’è che i Comuni hanno la facoltà di imporre vincoli espropriativi su aree determinate allorché le stesse sono ritenute indispensabili per il reperimento di infrastrutture pubbliche, come spazi a verde, parcheggi, scuole, eccetera, necessarie a una migliore qualità della vita nei centri urbani.
E se la legge attribuisce ai privati il diritto ad avere una nuova destinazione urbanistica in conseguenza della mancata attuazione di tali previsioni, non gli assegna tuttavia il diritto ad acquisire una destinazione necessariamente edificatoria, in quanto il Comune mantiene comunque il diritto di pianificare il territorio avendo come punto di riferimento l’interesse generale e la tutela dell’assetto complessivo del piano regolatore.
Orbene, nel caso della signora Di Bonaventura la variante urbanistica prevedeva la trasformazione edificatoria di due ampie zone, ciascuna avente una superiore superiore a un ettaro, con l’applicazione di indici edificatori più che doppi rispetto a quelli usualmente applicati in casi analoghi.
La stessa, evidentemente poco o male informata sul contenuto di quelle regole il cui rispetto essa stessa reclama, non tiene conto che un commissario ad acta, anche se nominato dal Tar, non è dotato di poteri assoluti e che la trasformazione di così ampie zone di territorio deve essere necessariamente subordinata a piani di lottizzazione o piani particolareggiati, e questo non perché lo voglia questo o quell’altro funzionario ma perché lo impone la legge.
Al contrario di quanto la stessa afferma, il presidente della Provincia non sarebbe stato garante del rispetto delle regole se avesse fatto in modo che il dirigente Francesco Bonanni e gli uffici avessero accettato le sue richieste.
Infine, va detto che l’ingegner Bonanni non ha mai dichiarato a nessuno di essere all’oscuro della vicenda, non foss’altro perché è il firmatario del provvedimento finale.
Il presente intervento è diretto anche a quelle persone che credono che le regole esistenti sono solo quelle che le favoriscono, mentre le altre sono solo “burocrazia” o “eccesso di potere”.
ARTICOLI CORRELATI:



