L’AQUILA – C’è anche un po’ di ‘aquilanità’ alla Biennale di Venezia di quest’anno. Tra i tanti progetti selezionati per la famosissima manifestazione di architettura, campeggia infatti alla sezione “Monditalia” anche uno studio completamente dedicato all’Aquila e tutte le sue trasformazioni post-terremoto.
“L’Aquila post-quake landscapes”, questo il nome del progetto, nasce più precisamente 5 anni fa, proprio a ridosso del sisma del 6 aprile 2009, da un’idea del fotografo Andrea Sarti e dell’architetto di origini aquilane Claudia Faraone e, con l’intento di sottolineare la frammentarietà di una difficile ricostruzione urbana e sociale, rappresenta a tutti gli effetti un viaggio all’interno del “cratere”, una mappatura completa e meticolosa di tutte quelle evoluzioni urbanistiche che, nel bene o nel male, hanno contribuito a modificare l’assetto del paesaggistico del territorio.
“L’Aquila è sempre stata una città-territorio. Questo vuol dire che, nonostante la presenza di un consistente centro storico, ha sempre avuto una stretta connessione con tutti i paesi del circondario – spiega lo stesso Sarti ad AbruzzoWeb in merito al progetto – Quello che io ho voluto fare è stato quindi studiare le trasformazioni di tutto il territorio, dagli interventi dei progetto C.a.s.e. a quelli, più minuti, relativi alle autonome sistemazioni”.
Un viaggio, quello di Sarti e della Faraone, fatto quindi di immagini, dati e varie documentazioni, fino ad arrivare alle vere e proprie testimonianze dirette, frutto di osservazioni fatte sul campo, attraverso cui studiare e scandagliare meticolosamente tutte le buone e meno buone pratiche di ricostruzione fisica e sociale messe in atto nel territorio aquilano già a partire dai mesi appena successivi al sisma.
“A un certo punto, chiunque avesse un terreno poteva costruire dove voleva e questo ha portato a una deframmentazione quasi totale di tutti gli spazi liberi – aggiunge per questo il fotografo – Non c’è stata però alcuna regolamentazione in quanto la priorità, nei mesi successivi al terremoto, è stata data innanzitutto all’emergenza. Bisogna però pensare cosa può essere un territorio negli anni a venire e all’Aquila tutto ciò non è avvenuto”.
Lo studio, in ogni caso, non si fermerà in ogni caso alla sola Biennale ma, essendo caratterizzato quasi completamente da quel carattere evoluzionistico e in continua trasformazione che la stessa situazione aquilana richiede al momento, proseguirà anche nei prossimi mesi.
“Il progetto di ricerca – aggiunge la Faraone dando risalto al carattere in trasformazione dello stesso piano di studio – è un progetto che continuerà anche dopo la rappresentazione alla stessa Biennale di Venezia”.
Tutte le fotografie di Sarti saranno infatti disponibili sul web e, accanto a una serie di testimonianze, esperienze e microstorie che saranno raccolte proprio online nei prossimi sei mesi, verranno anche pubblicate dalla casa editrice Professional Dreamers.
Per informazioni sul progetto e per i relativi aggiornamenti basta iscriversi all’indirizzo: http://www.laquila.professionaldreamers.net



