L’AQUILA – Comprensione, una richiesta di aiuto, ma soprattutto uno sfogo per riaccendere i riflettori e alzare il velo dell’indifferenza “sul dramma che tutti i giorni si trovano a dover affrontare migliaia di padri separati”.
È il caso di “un genitore disperato”, un papà aquilano, Sergio Ciarrocca, 49 anni, imprenditore, documentarista per testate di livello nazionale che affida a Facebook, il “giornale più letto al mondo”, la denuncia della iniquità nei confronti “dei padri quando ci si ritrova a discutere sull’affidamento dei propri figli in sede legale”.
“Siamo costretti a subire una legge profondamente miope e ingiusta, che non difende soprattutto il diritto dei figli di poter vedere il loro papà”, spiega ad AbruzzoWeb l’uomo, contattato telefonicamente.
Il suo è anche un appello ad associazioni, giudici, avvocati, semplici cittadini, ma soprattutto “alla sua ex moglie, dal quale si è separato un anno e mezzo fa”.
Sono sempre di più, infatti, i genitori che si trovano a dover affrontare una battaglia spesso difficile, vivendo già i problemi che una separazione comporta e proprio per questo, sono aumentate sul territorio italiano le associazioni che si occupano di aiutare chi si trova in queste situazioni, prima tra tutte l’associazione Padri separati, fondata nel 1991 che ha lo scopo “di mettere in luce le disfunzioni di un sistema legislativo che troppo spesso rende svantaggiati i papà, sostenendoli a 360 gradi”, come si legge sul sito dell’Aps.
“Ti aspetterò amore di papà nella speranza che ci diano, un giorno, la possibilità di vivere decorosamente la nostra vita”, scrive il 49enne sulla propria pagina Facebook, ricevendo parole di solidarietà da tanti altri padri.
La sua è una storia come quella di tanti papà separati che hanno difficoltà a vedere i propri figli e proprio per questo il suo è un messaggio a nome di tutti gli uomini che stanno vivendo la sua stessa situazione, affinché “anche i papà abbiano dei diritti nei confronti dei loro bambini” gli stessi diritti delle madri, spiega ad AbruzzoWeb il 49enne.
La sua battaglia nasce dopo la decisione del Tribunale ordinario dell’Aquila del 14 febbraio 2018, di affidare sua figlia, “in via esclusiva alla madre con collocazione presso la stessa e con diritto-dovere del padre di vederla e averla con sé il pomeriggio del martedì e del venerdì, dall’uscita dalla scuola dalle 16,30 alle ore 19,00, ed il sabato o la domenica, a settimane alterne, dalle ore 10,30 alle ore 18,30”, come si legge nel decreto di fissazione dell’udienza del presidente del Tribunale dell’Aquila, Ciro Riviezzo.
“Mi sono ritrovato solo a combattere contro un sistema riconosciuto legale, ma solo ai fini di legge, che non ha mai tenuto conto di cosa significhi essere padre, fratello, sorella. Nessuno in questi anni ha mai tenuto conto non solo di me, ‘un papà ad ore’, baby sitter della mia stessa figlia, ma di tutti gli uomini che stanno lottando come me”, racconta ancora l’aquilano a questo giornale.
Alla base della decisione del Tribunale si legge che “Sergio ammette di non essere in grado di gestire il rapporto con la figlia da padre separato, e tale atteggiamento ha sostanzialmente confermato anche in sede di udienza, ammettendo di vivere con estrema difficoltà lo stato di separazione e le limitazioni alla vita in comune con la figlia, che vorrebbe vivere nella serenità della famiglia”, come si legge nella sentenza firmata da Riviezzo.
Una motivazione che all’aquilano sembra “assurda”: “Mi stanno trattando come il peggiore dei padri, perché? Ho la fedina penale pulita, ma la verità è che mi sono trovato a subire una legge ingiusta, che non tiene conto del volere dei figli e del loro diritto di poter vedere i propri papà in ogni momento. È vero, lei non può parlare, ma allora perché arrogarsi il diritto di pensare e decidere per lei? Sono stato descritto come un mostro, inaffidabile per cinque giorni alla settimana, ma affidabile per una manciata di ore il martedì e venerdì, ma come funziona? O vado bene sempre, o mai”, dice il 49enne, spiegando il suo sfogo sui social.
“Ciao figli miei, eccomi qui come papà, un papà che cerca in ogni modo di essere un padre. Un padre che per varie vicissitudini si deve trovare a scrivere a voi, a far scivolare su una tastiera i propri pensieri di amore verso di voi. Si fanno tanti errori nella vita, il lavoro, le amicizie, le scelte di un amore, ma non si fanno mai errori quando si desiderano dei figli”, si legge ancora in un passo del post pubblicato sul social.
L’uomo alle spalle ha un’altra separazione, ma in quel caso le cose sono state più semplici: “L’amore può finire per tantissimi motivi, quando non si va più d’accordo è bene lasciar andare la persona che abbiamo accanto, con la mia prima moglie è andata così – racconta ad AbruzzoWeb – da quel matrimonio è nato il mio primo figlio, che oggi è maggiorenne e con lui ho costruito un rapporto meraviglioso, lo stesso che vorrei poter costruire con la mia bambina e lui è l’unico testimone vero di questa nostra vita”, dice commosso.
L’aquilano ci tiene a sottolineare che “queste vicende non si risolvono mai nei palazzi di giustizia, dove i pari diritti vengono negati e inaspriti fortemente da decisioni, come nel mio caso, insensate, soprattutto quando non hai un cognome ‘influente’. Ricordiamoci che i bambini in tutto questo non hanno voce”.
Proprio in virtù di questo e “non sopportando più le umiliazioni continue, ho deciso di lasciare alla madre di mia figlia ogni scelta – conclude – sarà lei a decidere se potrò vedere la mia bambina o no, ho deciso di rischiare fino alla fine, ma sono certo che un giorno mia figlia mi cercherà, non so tra quanti anni, forse sarò solo uno qualunque, o forse mi chiamerà ancora papà, ma nel frattempo non l’avrò vista crescere con conseguenze gravi e permanenti e allora avremmo perso tutti a causa di una follia senza senso, giustificata da un sistema giudiziario che di giustizia fa del dividi et impera la sua forza”.




