L’AQUILA – La prima chitarra che hanno costruito dopo il terremoto del 6 aprile 2009 l’hanno ribattezzata “L’Aquitarra”, perché “di legno grezzo, bruciato, martoriato. È sofferente come la nostra città”.
Loro sono Massimiliano Etere e Mauro Tiberti, aquilani doc, che da qualche anno a questa parte si dedicano alla grande passione per la costruzione degli strumenti musicali, in particolare le chitarre.
Una passione nata smontando e rimontando quelle degli amici e che ha preso una forma più concreta con la nascita di Aquila Guitar Lab, l’unico laboratorio di questo tipo all’Aquila, che anche dopo il terremoto è andato avanti nell’attività, per il momento relegata nel garage di un palazzo. Un hobby che spera di diventare qualcosa di più importante in futuro.
Per il momento, quindi, tutti i giorni nella loro bottega, tolti gli abiti del lavoro ‘ufficiale’, quello che si fa per campare, i due si mettono a esplorare con precisione chirurgica l’anatomia delle chitarre, assemblando pezzi e studiandone le sonorità, per creare strumenti privi di difetti e indistruttibili, ma anche esteticamente belli e ben rifiniti.
Mentre Mauro si occupa della progettazione, Massimiliano è addetto alla parte più “liuteristica”, come la scelta dei materiali, “tutti legni veri”, tiene a specificare.
È proprio lui a svelare come si concilia questa passione che sa di antico, di artigianale e di autentico con un periodo storico in cui è la tecnologia a farla da padrona: il segreto è tutto lì, in quel legno intriso di passione e amore che un’abile mano ha modellato a colpi di scalpello. “Riesci a dire la stessa cosa di uno strumento industriale, per quanto perfetto?”.
Innanzitutto, una domanda a bruciapelo. Cosa vuol dire costruire strumenti musicali artigianali nel 2011?
Vuol dire anzitutto far convivere il “vecchio” e il “nuovo”, ossia l’artigianalità e la tecnologia. Vogliamo produrre strumenti dove ancora l’olio di gomito e la sensibilità della mano contino qualcosa, sfruttando le macchine per la lavorazione del legno solo quando e dove è opportuno.
Com’è nata la passione per le chitarre?
Ho iniziato a suonare la tastiera più o meno quando avevo una decina d’anni per passare alla chitarra un paio di anni dopo. La mia prima chitarra fu un’acustica vecchia e malconcia che mio padre prese di seconda mano da un amico. Non fu avarizia la sua ma solo prudenza: temeva che facesse la stessa fine della tastiera lasciata a prendere polvere in un angolo per la quale avevo perso rapidamente interesse. Beh, con la chitarra non è successo e dopo qualche mese me ne comperò una nuova che ancora conservo.
Come hai imparato a riparare e a costruire le chitarre?
Come riparare e “regolare” una chitarra l’ho imparato smontando e rimontando le mie e quelle degli amici. Nel 2006 però iniziai a pensare che sarebbe stato fantastico costruirne una che rispondesse alle mie esigenze e da lì è iniziato tutto. Ne ho costruita una, poi una seconda, poi una terza e così via e non ho alcuna intenzione di fermarmi!
“Aquila Guitar Lab” quando è nato? Dove si trova la sede?
Idealmente nasce nel 2006 ma solo ora abbiamo deciso di fare sul serio. Nel frattempo ho avuto la fortuna di seguire i corsi di Franco Di Filippo e Leonardo Petrucci, due noti liutai romani, e di fare esperienza su parecchi strumenti. Il laboratorio per il momento è in quello che una volta era il mio garage. Avevamo preso in considerazione dei locali ma causa terremoto tutto è rimandato. Purtroppo non siamo gli unici aquilani con problemi di spazio in questo periodo!
In quanti siete nel laboratorio?
Siamo in due. Io e Mauro Tiberti. Ci siamo divisi i compiti: io mi occupo della parte più “liuteristica” del lavoro scegliendo personalmente i legni, lavorandoli con pazienza e olio di gomito; Mauro è la parte “pratica” che si occupa della progettazione grafica al CAD. È sua, inoltre, la progettazione e realizzazione della macchina a controllo numerico (pantografo CNC) con cui realizziamo alcuni semilavorati per gli strumenti elettrici e tutti quei piccoli arnesi come dime, cassaforme, supporti, ecc. necessari per il lavoro.
Che tipo di chitarre costruite?
Elettriche e acustiche. In cantiere ci sono anche bassi elettrici e acustici. Per le classiche credo ci vorrà ancora un bel po’ di tempo ma in compenso ho in mente di realizzare un prototipo di violoncello elettrico. Se avessimo più tempo e risorse penso che sarebbero mille le cose che proporremmo!
Quanto tempo ci vuole per costruirne una?
Dipende dal tipo di strumento, dai legni, dalle finiture e dai dettagli. Si potrebbe passare da una settimana per un modello semplice di chitarra elettrica fino al mese di lacrime e sudore per una chitarra acustica.
Che materiali usate e dove li comprate?
Usiamo legni assolutamente “veri”, come mi piace definirli. Solo legno massello selezionatissimo e stagionato in modo naturale. Non c’è spazio per multistrato, piallacci o altre soluzioni economiche che vengono adottate soprattutto in strumenti ‘con gli occhi a mandorla’. Il nostro principale fornitore è abruzzese come noi: Michele Giorgione di SolidBody.it. Vado personalmente da lui a Mutignano (a due passi da Pineto) dove vive e ha laboratorio e magazzino. Averlo ad appena un’ora di automobile è un’enorme fortuna! Trascorro ore e ore a scegliere pazientemente tavole armoniche, fondi, fasce e tutto quello che mi serve. Dovresti sentire l’odore di legno che c’è nel suo magazzino, è fantastico!
Dopo averne costruita una, hai mai pensato ‘questa è perfetta’? Oppure accade come nella fotografia, in cui anche i migliori fotografi dicono che la foto più bella non è ancora stata scattata? Anche per te la chitarra migliore non l’hai ancora costruita?
Se pensi che siamo appena all’inizio della nostra avventura di “costruttori” è ovvio che spero di farne sempre di più belle! Però posso dirti che sono particolarmente legato a quella che ho costruito subito dopo il 6 aprile, su un tavolo da lavoro improvvisato davanti al camper dove dormivo con la mia famiglia. Un mio amico l’ha battezzata “L’Aquitarra”, mai nome fu più azzeccato. È di legno grezzo, bruciato, martoriato e riporta disegnato il simbolo del Comune dell’Aquila e il rosone di Collemaggio. È sofferente come la nostra città dopo il terremoto. La puoi vedere nel video di Doma’ (‘parodia’ aquilana della canzone Domani, ndr), è chiaramente una dedica alla nostra città così come lo sono il nome del laboratorio e delle chitarre.
Nella costruzione di un qualsiasi strumento musicale convivono precisione tecnica e senso estetico: secondo te c’è un elemento che prevale?
Uno strumento deve essere ben fatto perché suoni bene, sia privo di difetti e sia indistruttibile ma deve anche essere bello e ben rifinito. Diciamo che hanno lo stesso peso.
Quanto tempo dedicate a questa attività?
Io tutto quello che ho a disposizione, davvero. Mauro non è da meno. Trascorro ore e ore in laboratorio o davanti a libri, articoli e siti che trattano l’argomento per tenermi aggiornato. Persino le vacanze sono programmate in base a qualche evento legato alla mia passione o a qualche altro corso o seminario di liuteria.
Speri che in un futuro questo diventi un lavoro per te?
Lo deve diventare! Dopo tutto il tempo, l’impegno e i soldi investiti sarebbe un fallimento non riuscirci! E poi sono testardo, se voglio una cosa la devo ottenere costi quel che costi. Del resto sono caparbio come solo un aquilano sa essere.
Perché una persona dovrebbe preferire uno strumento artigianale a uno di produzione industriale?
Per la stessa ragione che mi ha spinto a costruire la prima chitarra qualche anno fa: la possibilità di avere uno strumento unico ed esclusivo fatto “su misura”. Sul mercato hai una scelta di centinaia di strumenti differenti ma capita che quello che ha una bella forma e dei bei legni non suona come vorresti o viceversa, quindi pensi che sarebbe fantastico avere le due cose insieme e una soluzione potrebbe essere un prodotto artigianale. Poi c’è il fascino quasi feticista di avere tra le mani uno strumento che hai visto nascere sotto i tuoi occhi passo dopo passo, uno strumento che qualcuno ha creato a colpi di scalpello, raspa e rasiera e nel legno vi ha infuso passione e amore. Riesci a dire la stessa cosa di uno strumento industriale, per quanto perfetto?





