L’AQUILA – Hanno respinto ogni addebito rispondendo alle domande del giudice per le indagini preliminari del tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, le cinque persone, quattro ai domiciliari e uno con l’obbligo di dimora e di firma, interrogate stamani nell’ambito dell’inchiesta della procura distrettuale antimafia del capoluogo sugli appalti affidati direttamente relativi ai puntellamenti per la messa in sicurezza di edifici pubblici e privati danneggiati dal terremoto del 6 aprile 2009.
Stessa cosa aveva fatto l’ex consigliere comunale dell’Aquila di centrodestra Pierluigi Tancredi, accusato di estorsione e truffa, ritenuto figura di spicco dell’inchiesta attuata dai carabinieri denominata “Redde rationem”, che ha aperto la sfilata dei principali indagati.
Ora si attende la decisione del gip in merito alla convalida delle misure.
Nell’inchiesta sono indagate altre 13 persone a piede libero. Per il solo Tancredi, i capi di imputazione sono di corruzione ed estorsione; gli imprenditori hanno le accuse di corruzione, subappalto irregolare, falsa fatturazione, truffa su fondi pubblici, abuso d’ufficio; i tecnici privati hanno anch’essi truffa su fondi pubblici mentre ai tecnici comunali viene contestato l’abuso d’ufficio.
I difensori di 3 dei 6 indagati hanno chiesto al gip la revoca dei domiciliari. Gargarella si è riservato una decisione entro venerdì prossimo.
Il giovane intermediario di affari Nicola Santoro, che ha avuto le misure dell’obbligo di dimora e di firma, attraverso i suoi legali, Leonardo Arnese e Stefano Rossi, ha presentato ricorso al Riesame, mentre Mauro Pellegrini dell’impresa Dipe, con il suo difensore Massimo Carosi, si è riservato una decisione sull’istanza di libertà una volta conosciute le decisioni del Gip, così come ha fatto per gli stessi motivi l’avvocato Riccardo Lopardi, difensore di Giancarlo Di Persio, altro rappresentante della Dipe.
Al termine dell’interrogatorio, l’avvocato Carosi ha spiegato che il suo assistito ha fornito al giudice “anche elementi non richiesti”.
L’avvocato Fabrizio Acronzio, legale dell’imprenditore Maurizio Polisini, ha sottolineato che il suo assistito ha respinto ogni addebito; Gennaro Lettieri, legale di Andrea Polisini, figlio di Maurizio, ha spiegato che “abbiamo respinto le accuse, i pochi rapporti avuti con gli altri indagati sono trasparenti e regolari”.
“Per quanto riguarda i rapporti commerciali, sono legali, come riconosciuto dallo stesso pm – ha spiegato ancora il legale – come abbiamo chiarito il senso delle intercettazioni”.
L’avvocato Lopardi ha spiegato che il suo assistito Di Persio ha risposto al giudice negando rapporti con Tancredi e sottolineando che “i puntellamenti sono stati fatti bene con gli appalti presi non per segnalazione della politica ma perché l”azienda era nella white list”.
“Le consulenze commerciali sono state date alla moglie di Tancredi e a una sua conoscente, ma si sono esaurite perché non produttive”, in riferimento alla falsa fatturazione contestata alla moglie di Tancredi, Concetta Toscanelli, e alla conoscente Daniela Sibilla.





